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The future you. La rivoluzione della tenerezza.

The Future you[1] è il titolo di un TED in cui Papa Francesco fece inaspettatamente incursione lasciando una miniera di risorse, parlando solo 18 minuti e suddividendo il videomessaggio in tre sezioni che possiamo intitolare: Perché non io?FraternitàLa rivoluzione della tenerezza.

Perché non io?

Il Papa ci ricorda che «la vita non è tempo che passa, ma è tempo d’incontri», un tempo in cui siamo chiamati a vivere in relazione con le persone, ad accorgerci di chi ci è intorno, un tempo in cui dovremmo imparare a prenderci cura dell’immigrato che incontriamo per strada, del carcerato che porta nel suo cuore l’inferno, del sofferente che non riesce più a vivere appieno la sua vita. Dovremmo ricordarci che il futuro non è solo nelle mani dei potenti, ma nelle mani di ciascuno di noi perché viviamo in relazione con gli altri. Ciascuna azione che noi compiamo produce degli effetti (di cui spesso non ci accorgiamo) che influenzano l’intero mondo, in positivo o in negativo. Ciascuno di noi è l’anello di una catena, nessuno è indispensabile, ma tutti siamo necessari: è sufficiente che un solo anello si rompa perché venga meno l’intera catena. Tutto è collegato: abbiamo bisogno di risanare quelle ferite che ci portiamo nel cuore, di perdonare quella persona che non si è neanche scusata, di eliminare quei giudizi che ci hanno trafitto. Dovremmo eliminare quel pezzetto di guerra che ci portiamo nel cuore per essere completamente liberi di essere amati e di amare.

Il Papa si interroga sul perché pur essendo figlio di immigrati non è un emarginato della società, ma Capo della Chiesa Cattolica. E se tutti noi ci facessimo la stessa domanda nel momento in cui vediamo un emarginato, un escluso dalla società? Perché non io? Forse non avremmo la risposta, ma potrebbe sgorgare in noi quella compassione che ci sprona a guardare con occhi di tenerezza quel qualcuno.

Fraternità

Il Papa prosegue chiedendosi quanto sarebbe bello se, oltre a evolverci così velocemente nella tecnologia, imparassimo a guardare chi ci è intorno, se oltre a scoprire nuovi pianeti scoprissimo l’universo racchiuso nell’altra persona. Quanto sarebbe bello se fossimo educati alla fraternità, che per quanto sia una parola e una realtà scomoda, è l’unica arma per vincere la cultura dello scarto, non solo di cibo e oggetti, ma anche di persone. La solidarietà nasce dal cuore, liberamente, ma sono necessari tre elementi per la sua esistenza: la memoria, il coraggio e la creatività. 

Gesù ci parla della parabola del buon samaritano[2], l’unica persona (per quanto “impuro”) ad avere compassione di una persona ferita e abbandonata, di cui non solo medicò le ferite con olio e vino, ma di cui pagò, di tasca propria, la permanenza e le cure che gli avrebbero riservato nell’albergo in cui lo portò. 

La storia del buon samaritano non è altro che quella dell’umanità che corre come scheggia, mettendo al centro denaro e oggetti, dimenticandosi molto spesso degli ultimi. Ma la Provvidenza di Dio è una grande stratega e fa sbocciare fiori rari laddove è necessario. Fiori come madre Teresa di Calcutta che si piegò continuamente per curare gli ultimi e gli abbandonati, sottolineando che non si può amare se non a proprie spese.

Ma come fare in un mondo in cui si respira continuamente malvagità e cattiveria? La grazia ci assiste perché la compassione e il desiderio di resistere al male sgorgano continuamente dal nostro cuore. Ma siamo noi a dover scegliere se trasformare quel proposito del cuore in fatti concreti o lasciarlo inutilizzato, o peggio, lasciarlo contaminare dalla cattiveria che c’è intorno a noi.

The future you perché tu puoi essere la piccola candela che dona speranza, che rende quel buio meno pesto, che ricorda a te e agli altri che alla fine è sempre la luce a prevalere sulle tenebre. Tu puoi essere quel lievito che non si vede, ma che fa crescere tutto l’impasto. E quella luce, quel lievito non sono altro che la speranza. I cristiani dovrebbero essere portatori di speranza, ma questo non vuol dire che sono ingenui: sono persone che hanno lo sguardo proiettato già oltre il momento di buio.

La rivoluzione della tenerezza

Quando tu, piccola candela, ti senti così sola e abbandonata, aguzza lo sguardo e comincerai a intravedere delle piccole luci in lontananza, prima solo una, poi un’altra, poi ancora un’altra… ti accorgi di non essere davvero sola e che insieme potete dare vita alla rivoluzione! Alla rivoluzione della tenerezza.

La tenerezza è l’amore che si fa concreto e vicino: parte dal cuore e arriva agli occhi per vedere l’altro; alle orecchie per ascoltare la sua voce e il grido silenzioso della nostra Terra, contaminata e ferita; alle labbra, per sussurrare parole di conforto a chi ne ha bisogno; alle mani per prenderci cura nelle piccole cose di chi ci è intorno e accarezzarlo.

La tenerezza è il linguaggio dei piccoli, è l’abbassarsi verso l’altro per dialogare con lui, come Cristo si è fatto Uomo per parlare all’intera umanità. La tenerezza è fortezza, strada di umiltà e di solidità. Tanto più sei potente, tante più vite altrui possono dipendere dalla tua firma, tanto più sei chiamato alla tenerezza, altrimenti rischi di essere rovinato dal potere. In un detto argentino il potere è come il gin a digiuno, ti fa ubriacare, ti fa perdere l’equilibrio e rischia di farti del male e di farlo agli altri.

L’unico modo per non essere inquinati dal potere è crescere nell’umiltà e nella tenerezza.

Vi lascio con le parole conclusive del Papa: 

Il futuro dell’umanità non è solo nelle mani dei politici, dei grandi leader, delle grandi aziende. Sì, la loro responsabilità è enorme. Ma il futuro è soprattutto nelle mani delle persone che riconoscono l’altro come un “tu”, e se stessi come parte di un “noi”. Abbiamo bisogno gli uni degli altri. E perciò, per favore, ricordatevi anche di me con tenerezza, perché svolga il compito che mi è stato affidato per il bene degli altri, di tutti. Di tutti voi, di tutti noi. Grazie.

Francesca Amico


[1] È possibile visualizzare il video al seguente link: https://creativemaster.it/papa-francesco-al-ted-the-future-you-un-messaggio-per-tutti/

[2] Lc 10, 29-37.

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