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La perseveranza d’Andrea…

Oggi facciamo una cosa un po’ insolita. Anziché partire da un tema, partiamo direttamente dal vangelo del giorno, dedicato a sant’Andrea apostolo: 

In quel tempo, mentre camminava lungo il mare di Galilea, Gesù vide due fratelli, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello, che gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. E disse loro: «Venite dietro a me, vi farò pescatori di uomini». Ed essi subito lasciarono le reti e lo seguirono[1].

Un racconto particolare, quasi incredibile: il vangelo ci riporta la scena dei fratelli Andrea e Simone (il futuro san Pietro) intenti a svolgere il proprio lavoro, quello di pescatori nel “mare” di Galilea mentre gettano le reti nell’acqua. Gesù, passando di lì, li chiama e chiede loro di seguirlo perché li avrebbe fatti pescatori di uomini. La scena si conclude con i due fratelli che prontamente lasciano tutto per seguire Cristo. Un racconto davvero sintetico. A lungo ho pensato che questi due pescatori, ognuno con la propria storia e le proprie cose di cui occuparsi, impazziscono per seguire Gesù, uno sconosciuto, senza nemmeno chiedere qualche notizia in più. In realtà Gesù non era uno sconosciuto, almeno per Andrea. Sappiamo che quest’ultimo avesse avuto modo di conoscere Gesù qualche tempo prima, avendo avuto subito la certezza che si trattasse davvero del Figlio di Dio. Il pescatore non stava più nella pelle, non poteva tenere per sé questa scoperta e la prima cosa che fa è quella di andare dal fratello Simone per sensibilizzarlo ad andare a sentire Gesù. Forse Simone, che tra l’altro era sposato ed aveva un’attività di cui prendersi cura, non diede grande peso a questo “nuovo” profeta, intento invece a portare avanti la sua vita e a prendersi cura dei suoi cari. Chissà quante volte, durante la pesca notturna, Andrea continuava a parlare di questo Gesù e piano piano quest’annuncio faceva breccia nel cuore del fratello!

Fin quando arriva il momento in cui Gesù si mette in cammino, incontra Simon Pietro sulla riva e lo chiama: Simone allora, e solo in quel momento, sente che sia giusto seguirlo, perché fa esperienza delle parole del fratello Andrea. Grazie all’annuncio di Andrea, insomma il cuore di Simone è stato preparato per l’incontro. Questa storia ci offre un grande spunto di riflessione: saremmo capaci anche di noi fare lo stesso ovvero mollare tutto quello che riteniamo importante e metterci al seguito di Gesù? Ma non dobbiamo pensare che la vocazione sia solo quella sacerdotale o missionaria per cui uno deve prendere e partire senza una meta certa. La vocazione è la chiamata alla santità ovvero è lo strumento (lavoro, famiglia, hobby) attraverso il quale possiamo essere davvero felici e contribuire alla felicità altrui. 

Ma cosa c’entra sant’Andrea con noi? La sua storia è la nostra (potenziale) storia: Andrea, che in greco vuol dire “primo chiamato”, è un umile pescatore che comprende che possa mettere il suo talento per la pesca al servizio di Dio aiutando gli altri. Ma non gli viene chiesto di cambiare totalmente la sua vita o di svolgere un lavoro nuovo. Gesù gli chiede di approfondire il suo lavoro (pescatore di uomini), rendendolo una vocazione, una chiamata insomma. Solo così può dare davvero frutto. Allora pensiamo a noi: in molti siamo ancora studenti, mentre altri sono già nel mondo del lavoro. La fede non implica che tu o io dobbiamo stravolgere la nostra vita esteriormente, rinunciando ai nostri talenti e assumendo un atteggiamento triste e remissivo perché non siamo soddisfatti. Proprio il contrario! La vocazione è entrare nel profondo di ciò che siamo e rendere la nostra passione, la nostra vita. Quindi, sant’Andrea ci porta a riflettere sull’essenza della nostra vita. Tu che sei insegnante, continuerai ad insegnare ma il tuo lavoro non sarà più quello di dare lezioni ai tuoi studenti ma di educarli ovvero di trarre il meglio da loro, aiutandoli a crescere e a formarsi. Tu che sei medico, continuerai a curare i malati ma non si tratterà più di prescrivere delle medicine che possano ritardare la morte bensì aiuterai il tuo paziente a vivere meglio il suo presente, ridonandogli salute e speranza. Tu che sei un architetto, continuerai a progettare palazzi ma non si tratterà più di abbozzare dei disegni su un foglio ma di andare oltre, d’immaginare quante storie bellissime potranno avverarsi tra le mura che tu hai pensato.

Ma l’insegnamento più grande che oggi ci lascia sant’Andrea è quello di testimoniare Cristo a chi ci è più vicino: appena conosce Gesù, Andrea non ci pensa due volte e va subito dal fratello per condividere tale gioia. Non ritiene sufficiente ascoltare Gesù da solo, vuole camminare insieme a Simone. Oggi quindi t’invito a prendere sul serio il compito de “Il tesoro nascosto”: pensa ad una persona a te vicina, a cui condividere il desiderio di camminare insieme. Proponile di prepararvi insieme per il prossimo Natale e sii testimone gioioso ed autentico di questa proposta: Andrea, grazie alla sua perseveranza, ha contribuito alla conversione del fratello. Tu non sei da meno!

Emanuele Di Nardo


[1] Matteo 4, 18-20

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