La gratitudine: la via preferenziale per la felicità.

Affannati, circospetti, innervositi, spaventati, ansiosi, spazientiti, a volte, iniziamo le nostre giornate, senza ricordarci che il tempo che ci è dato è limitato e che dovremmo sfruttarlo per fare della nostra vita un capolavoro. Dovremmo scegliere di mettere dei paletti alla frenesia a cui ci spinge la nostra quotidianità, per restituire al tempo il suo valore unico.

Ma come fare? Possiamo partire dalla gratitudine, dal potere delle piccole cose, come ci suggerisce la psicologa Roberta Carta[1]. Ella ribadisce che «gli studiosi della psicologia positiva hanno scoperto che l’esprimere la gratitudine aumenta in maniera rilevante il nostro benessere». 

Oggi è il giorno per iniziare ad essere grati e in questo fra Emiliano Antenucci ci suggerisce cinque piccoli esercizi quotidiani[2]:

1. dopo aver aperto gli occhi, al mattino, la primissima cosa da fare è ringraziare per il dono di un giorno in più nella nostra vita: è un giorno in più per rifinire ulteriormente l’opera d’arte che è ciascuno di noi.

2. Dire tra sé e sé «grazie a Dio» per qualsiasi cosa ci accada nella giornata, piacevole o meno, al fine di preservare il dono più grande che Dio ci fa ogni giorno: la pace. 

Mosè, per quanto fosse benedetto dal Signore, non poté accedere alla Terra Promessa per aver perso la pace – a ragione – contro il popolo d’Israele che continuava a osannare i suoi idoli. Vale la pena adirarsi rischiando di perdere la pace e la Terra Promessa, che molto spesso è il cuore di un fratello o di una sorella? Dovremmo imparare a togliere le scarpe dinanzi la Terra Santa che è l’altro.

3.  Dire grazie alle persone che ci circondano. Il Papa nell’omelia del 9 ottobre 2016 ci interroga «siamo capaci di dire grazie? Quante volte ci diciamo grazie in famiglia, in comunità, nella Chiesa? Quante volte diciamo grazie a chi ci aiuta, a chi ci è vicino, a chi ci accompagna nella vita? Spesso diamo tutto per scontato! E questo avviene anche con Dio. È facile andare dal Signore e chiedere qualcosa, ma tornare a ringraziarlo… »

Qui il Papa fa riferimento al passo biblico in cui Gesù guarisce dieci lebbrosi, ma solo uno torna indietro a ringraziare[3]. Gesù non si indigna per una questione di principio, anzi, non si indigna, ma si rammarica. Nel momento in cui ci dona qualcosa lo fa gratuitamente, ma Lui vorrebbe realizzare con noi qualcosa di molto più grande di un semplice desiderio esaudito. Vorrebbe impiegarci nella costruzione del Regno dei Cieli già qui sulla terra, perché da salvati potremmo diventare strumenti di salvezza per tutti i nostri fratelli e le nostre sorelle. 

Quando ottieni qualcosa da Dio, ricordati che c’è una proposta di lavoro super entusiasmante per te. Ricordati di tornare a Dio per ringraziarLo, ma non solo: anche per ascoltare la proposta di salvezza che ha per te.

4. Ricordarci che i beni che Dio ci dona non sono nostri, noi siamo solo gli amministratori con il compito di metterli a disposizione dei fratelli e delle sorelle, con grande generosità. Oggi scegli qualcosa di tuo, importante e non superfluo da donare a qualcuno.

5. A fine giornata, prima di chiudere gli occhi, possiamo ringraziare Dio per il dono del tempo che ci ha concesso e affidare nelle Sue mani tutte le nostre azioni, buone e meno buone, perché Lui possa trasformarle in qualcosa di immenso e fruttuoso.

Padre Pio ci ricorda che «ogni giorno è un giorno in più per amare, un giorno in più per sognare, un giorno in più per vivere» e dobbiamo assolutamente approfittarne! 

Vi lascio il suggerimento di Roberta Carta che ci invita a fare memoria, a ricordare attraverso un piccolo diario. «Il diario della gratitudine è un modo per tenere il cuore e la mente allenati alle cose, anche piccole, che sono un dono nella nostra vita, piuttosto che alle cose che ci preoccupano o non vanno. È un modo per allenare il nostro cuore a riconoscere i tanti doni di cui è piena la vita».

Vi invito a mettere in pratica i cinque esercizi della gratitudine da oggi/domani per una settimana. Annotate durante il giorno, nel vostro quaderno della gratitudine, i piccoli grandi motivi per cui ringraziare (anche tre sono sufficienti) e al termine della settimana trascrivete le vostre sensazioni, emozioni, pensieri più profondi che fluiranno durante la settimana. Se volete potrete poi condividere con qualche amico o nelle vostre stories con l’hashtag #Parusia.

Vi saluto con una frase di Madre Teresa di Calcutta: “Non capiremo mai abbastanza quanto bene è capace di fare un semplice sorriso”.

Francesca Amico


[1] È una psicologa che ho conosciuto solo virtualmente grazie al progetto #25giorniper, ma che nonostante la barriera dello schermo riesce ad arrivare dritta al cuore. Anche quest’anno ripropone lo stesso percorso, a partire dal 1 dicembre. Per maggiori informazioni si può consultare il suo blog (https://www.vitapiena.it/chi-sono/) oppure guardare un video che ha preparato per noi al seguente link: https://www.youtube.com/watch?v=DUWKPp8sXrw

[2] E. ANTENUCCI, Felici perché amati. La gioia dei figli di Dio, Cantalupa (TO), Effatà Editrice, 2018, p. 11-18.

[3] Lc 17, 11-19.

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