Categories:

Io non dovevo passare da qui…

Oggi voglio condividerti un’esperienza più che un articolo di storia: sabato sera sono stato, con alcuni amici, a Pescara, invitati dalla Pastorale giovanile, per fare evangelizzazione di strada. Praticamente ci siamo incontrati nel pomeriggio, ci siamo formati e poi, a coppie, alcuni di noi sono usciti per le strade annunciando Gesù mentre altri rimanevano in chiesa per accogliere, con il Santissimo esposto, quanti desiderassero pregare e confessarsi. Bene, ti condivido la bellezza di uscire, andare alla ricerca e testimoniare la fede con chiunque incontrassimo sul nostro cammino. Personalmente, insieme alla mia compagna di viaggio Chiara, avrò parlato almeno con una trentina di ragazzi, dai 16 ai 30 anni, oltre che diversi adulti incuriositi della chiesa aperta oltre mezzanotte.

Ho potuto ascoltare tante testimonianze ma una in particolare mi ha colpito perché davvero mi ha toccato. Erano all’incirca le 23:20, avevamo deciso di rimanere davanti la chiesa del Sacro Cuore per accogliere quanti passassero di lì. Ecco che da lontano vediamo camminare una donna, all’incirca sui 40 anni, molto elegante, sicuramente intenzionata ad andare a qualche locale in centro. Eppure il suo passo era molto veloce, come di chi fosse in ritardo. Giunta davanti il portone della chiesa, però, rallenta, alza lo sguardo fino a quel momento fissato sul telefono, e si ferma per due secondi cercando di capire cosa stesse accadendo. Attimi preziosi per evangelizzare! Ci siamo avvicinati, le abbiamo fatto l’invito ad entrare senza aver paura. Dopo una risposta un po’ incerta, complice soprattutto l’appuntamento che aveva con degli amici, ecco che mi dice: “Mia madre mi ha rotto le scatole sulla fede, non la sopporto più. Lei va sempre in chiesa e ogni volta che vado a trovarla mi riempie di paroloni sulla fede, su Dio, su tutto. Io non voglio stare più a sentirla”. Quando sembrava che la nostra conversazione fosse giunta al termine, ecco l’imprevisto di Dio! Le chiedo a che ora avesse l’appuntamento e, visto che aveva circa 5 minuti, le ho consigliato caldamente d’entrare. Lei si decide, mette la mascherina e varca la porta. Io e Chiara continuiamo a stare in strada a svolgere la nostra missione ma di questa donna, che si chiama Maria Cristina, non c’era traccia in giro: erano passati più di 5 minuti ma non ancora usciva dalla chiesa! 

La vedo uscire verso le 23:45, visibilmente commossa, quasi come non riuscisse a trattenere le lacrime che scorrevano sul suo viso e con una luminosità diversa negli occhi. Sta per scendere gli scalini, quando ci chiama e ci dà la sua testimonianza: “Ragazzi vi ringrazio perché mi avete fermata, io non so perché stasera sono passata da qui, dovevo fare un’altra strada eppure eccomi qua. Mai mi sarei immaginata di entrare in chiesa stasera. È stato magico, è successo qualcosa e io vi ringrazio”. Lode a Dio per quello che compie ogni giorno, nelle piccole come nelle grandi cose. Eppure c’è una luce in più che voglio condividervi. Nessuno di noi tre doveva stare lì sabato sera. Maria Cristina doveva passare da un’altra via, Chiara mi raccontava che fosse stata invitata a partecipare solo il giorno prima. Io invece sarei dovuto essere a Medjugorje per un viaggio programmato ma che poi è saltato. Invece Dio ha scombinato i nostri piani iniziali per fare in modo che fossimo lì, in quel preciso luogo e in quel medesimo istante affinchè avvenisse tutto il resto. 

I tempi dell’uomo non sono i tempi di Dio: quante volte avrai sentito questa frase. Forse chi te l’ha detta, avrà usato un tono un po’ rassegnato, come di chi vuole tutto e subito e va in crisi quando non ottiene ciò che cerca in due minuti. Invece dietro questo consiglio di Gesù si cela qualcosa di più grande, di cui tutti noi siamo partecipi. Alle volte non capiamo perché ci troviamo in un posto, perché c’invitano a fare un’attività oppure non c’invitano da nessuna parte e restiamo soli a casa, senza apparentemente nulla da fare. Poi tutto si capisce: non siamo noi a scandire il trascorrere del tempo sull’orologio ma siamo noi, piccoli ingranaggi, a permettere che tutto funzioni e che scocchi l’ora giusta al momento opportuno per ciascuno. L’ora in cui Gesù si manifesta nella vita degli altri attraverso la nostra. Non dobbiamo fare nulla di eccezionale, solo affidarci a Lui e permettere che l’orologio si muova. Questo non vuol dire che siamo predestinati a compiere cose che non ci piacciono, anzi. Siamo talmente liberi che, quando decidiamo di seguire Gesù e gli chiediamo cosa vuole che facciamo, ci riempie di una pienezza e di una gioia tali che ogni nostro progetto precedente non ha alcun valore rispetto al suo. 

A breve partirà il tempo dell’Avvento, un momento di preparazione al Natale, alla nascita di Gesù. Forse in questo momento sei scarico spiritualmente, forse non hai la forza nemmeno per pregare. Forse invece sei in gran forma e vorresti impegnare di più per Lui: oggi t’invito a chiedere a Gesù quale sia il tuo compito, quale sia quel ruolo in cui sei prezioso e fondamentale. Chiedigli di renderti partecipe dei suoi progetti, digli che vuoi capire. Forse non capirai subito ma fidati, senza nemmeno accorgertene starai camminando verso qualcuno che attende solo la tua testimonianza per vivere il Natale ovvero la nascita di Gesù nel suo cuore.

Emanuele Di Nardo 

No responses yet

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.