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Provvidenza o Fato?

L’articolo che stai leggendo è frutto di un’intuizione che ho colto la scorsa settimana seguendo un seminario di Storia del Cristianesimo antico (in formato integrale su Youtube[1]), tenuto dal prof. Giancarlo Rinaldi in occasione della presentazione di un suo saggio. L’ho seguito perché mi servivano alcuni dati utili per la tesi di laurea ma, tra le righe, Rinaldi ha detto una cosa illuminante in merito alla Provvidenza, facendo un confronto tra quella delle filosofie ellenistiche e quella cristiana, al fine di dimostrare come questo concetto abbia avuto un impatto importante sulla conversione di molti nell’Impero romano.

In sostanza, il concetto di “provvidenza” (in greco προνοια), che proviene dal latino providentia e non vuole dire altro che “prevedere qualcosa”, non è d’invenzione cristiana ma è attestato già tra i filosofi greci, con un’accezione diversa: gli stoici, ad esempio, parlavano di una provvidenza che reggeva il cosmo, facendo riferimento alla saggezza della natura. Per essere più concreti, un filosofo stoico invitava a non aver paura dell’inverno perché, nel ciclo naturale, è la stagione che segue l’autunno. Allo stesso modo non occorre temere la vecchiaia con tutti i suoi acciacchi perché segue l’età matura, così come la notte segue il giorno e la morte la vita stessa. C’è un progetto cosmico più grande, una regia ordinata delle cose che va oltre ciò che possiamo percepire con i nostri sensi. Per cui, il saggio stoico è colui che coglie l’essenza delle cose e, anziché abbandonarsi alle passioni umane (come l’amore o la paura), segue il flusso degli eventi disposti dalla natura. Nulla avviene per caso: il Fato (o Destino) guida gli eventi, facendo in modo che tutto accada secondo ragione. In questo senso, il Logos stoico è anche provvidenza in quanto predispone la realtà in base a criteri di giustizia, orientandola verso un fine prestabilito.

Ma lo stesso identico termine, προνοια, lo troviamo anche nel mondo cristiano, a partire da Paolo. Nella celebre lettera ai Romani, l’Apostolo spiega cosa significhi per lui la Provvidenza di Dio: “Or sappiamo che tutte le cose cooperano al bene di quelli che amano Dio, i quali sono chiamati secondo il suo disegno. Perché quelli che ha preconosciuti, li ha pure predestinati a essere conformi all’immagine del Figlio suo, affinché egli sia il primogenito tra molti fratelli; e quelli che ha predestinati li ha pure chiamati; e quelli che ha chiamati li ha pure giustificati; e quelli che ha giustificati li ha pure glorificati”[2]Spesso si confonde, leggendo questo passo, la Provvidenza con la Predestinazione, accendendo un dibattito circa il libero arbitrio: se Dio dice di amarmi così come sono, perché non sono libero di scegliere cosa fare o non fare ma devo sottostare al suo “progetto”? Domanda giustissima ma che merita una risposta chiarificatrice, comprensibile solo se vediamo Dio come un Padre e non come un giudice implacabile che ci ha preconfezionati e messi in una scatoletta pronta alla consumazione. La Provvidenza cristiana è l’amore che Dio Padre nutre per ciascuno dei suoi figli, indipendentemente se loro corrispondano al suo sentimento. Non è una legge fredda e immutabile della natura alla quale l’uomo soggiace passivamente ma è l’intervento di Dio stesso, che da padre si vuole prendere cura di noi. Un genitore fa di tutto per metterci nelle condizioni di poter camminare autonomamente: da piccoli, per prima cosa ci sosteneva nei nostri primi passi incerti, tenendoci sotto le braccia, poi ci teneva per mano una volta acquisita più forza nelle gambe, infine ci lasciava andare da soli, pronto però sempre a soccorrerci se perdevamo l’equilibrio. Bene, una volta che abbiamo capito come camminare, forse non ce ne siamo mai resi conto, però i nostri genitori ci hanno lasciati liberi, togliendo però dal nostro sentiero tutti quegli ostacoli che avrebbero potuto farci male, lasciandoci la strada spianata solo per noi. In quel caso noi avevamo il libero arbitrio ovvero la libertà di scegliere se stare fermi o camminare e, soprattutto, dove andare, ma loro avevano “previsto” ogni cosa, per il nostro bene.

Ecco allora cos’è la Provvidenza cristiana: un amore paterno di Dio che non vuole costringerci a fare cose contro la nostra volontà ma prevede tutto, sostenendoci nel sentiero della vita e dandoci consigli sui passi da compiere. Non importa se tu voglia ascoltarli o meno, Lui te li darà lo stesso, perché non può fare a meno d’amarti. Oggi vorrei darti un piccolo compito da svolgere in questa settimana: appena puoi, fermati un attimo e, in preghiera, entra nella scena che ti ho descritto, provando a guardare come un genitore si prende cura del proprio figlio appena inizia a camminare. T’invito concretamente a metterti nei panni di quel bambino e a vedere, in preghiera, se ci sono state nella tua vita occasioni in cui ti sei sentito sorretto da Dio Padre in qualche scelta o custodito di fronte ad una caduta. Il professor Rinaldi conclude la sua riflessioni dicendo che una delle cause scatenanti della diffusione del Cristianesimo fosse proprio questa Provvidenza calda e avvolgente, questo scoprirsi amato da Dio e parte di un insieme ordinato e bello. Quando pensi alla Provvidenza, non immaginare il “fato” o il “karma” come si dice spesso, a un colpo di fortuna o sfortuna: pensa a Dio Padre, chiedigli consigli, cercalo, non scoraggiarti di fronte alle difficoltà. Il primo passo è quello più difficile, poi ti scoprirai in grado di camminare sotto una luce nuova!

Emanuele Di Nardo


[1] https://www.youtube.com/watch?v=636a8PlY7sI&t=2861s

[2] Romani 8, 28-30

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