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Chi ci separerà dall’Amore di Cristo? Neanche la morte!

Il mese di novembre è ricco di tradizioni datate (si producono l’olio e il vino), è il mese autunnale e piovoso per eccellenza (almeno in Italia), inizia il conto alla rovescia per il Natale, ci si avvia al freddo dell’inverno sfoggiando guanti, cappelli e cappotti. Ma è anche il mese in cui ricorre la festività di tutti i Santi, festa grande! Affiancata dalla commemorazione di tutti i defunti.

Non credo sia un caso che queste due ricorrenze così importanti siano ravvicinate, come a ricordarci che la santità passa attraverso la morte. Ma non siamo qui a fare terrorismo psicologico, la morte vista come naturale fase della vita acquisisce significati molto più profondi nell’ottica di fede.

Nonostante la natura mortale dell’uomo, Dio aveva scelto di donarci l’immortalità perché voleva vivere in compagnia: creato il suo amichetto, non voleva più perderlo. Ma Adamo ed Eva ebbero un’idea geniale: compiere l’unico gesto che Dio aveva chiesto loro di non fare. “E poi dici…ma che problemi abbiamo?! Passiamo oltre…”

La morte non è la fine della vita, è un passaggio in forza della Risurrezione di Cristo. Questi era Dio, era parte del Boss Trinità, immortale e onnipotente, ma ha scelto di sottomettersi alla volontà del Padre, di abbandonarsi e fidarsi di Lui per sconfiggere l’ultimo nemico dell’uomo. E ce l’ha fatta! Neanche più la morte ci dovrebbe spaventare.

Ma allora perché c’è ancora la morte? Perché in quel giorno il nostro corpo inizierà a corrompersi, ma la nostra anima volerà da Dio, a incontrarLo finalmente dopo anni di pellegrinaggio sulla terra, in cui ci è dato il tempo per sperimentare tutta la Sua misericordia e la sua grazia. La morte è il termine dei giochi in cui ci guadagniamo la vita eterna o la dannazione eterna. Proprio il tempo limitato valorizza ogni singolo giorno e dovremmo imparare ad accoglierlo e apprezzarlo nella sua unicità, secondo per secondo.

Ma la morte non è la fine! La nostra anima sarà in attesa della parusia di Cristo, della sua venuta nell’ultimo giorno (che concretamente non s’è capito quando sarà, ma nel dubbio fidiamoci, disse Pascal[1]) in cui anima e corpo saranno nuovamente riuniti. Cristo, infatti, è risorto in anima e corpo, un corpo glorificato da cui è seguita poi l’ascensione in Cielo. Tutto questo accadrà anche a noi[2].

Tutto ciò è incomprensibile al nostro intelletto e alla nostra immaginazione, ma possiamo sperimentare un assaggio della trasfigurazione a cui andremo incontro tramite l’Eucarestia. Durante la messa accade sempre un miracolo: il pane diventa corpo di Cristo e il vino diventa sangue di Cristo. Nella maggior parte dei casi la forma rimane quella (salvo i casi di miracoli eucaristici accaduti in tutto il mondo), ma con gli occhi della fede ci accorgiamo che tutto cambia. Ecco, una dinamica simile accadrà anche ai nostri corpi.

I sacramenti sono un dono immenso che Dio ci ha lasciato per rendersi tangibile nella nostra vita.

Il sacramento del Battesimo è fondamentale: sacramentalmente moriamo al peccato, risorgiamo a vita nuova, ma siamo così testardi e deboli che ci lasciamo sedurre da ciò che Dio ci raccomanda di evitare, perdendo la grazia ricevuta. Nonostante ciò, Dio non si è lasciato e non si lascia demoralizzare: è così paziente da aver previsto il sacramento della Confessione, una meravigliosa liberazione da ciò che ci appesantisce e che ci impedisce di volare alto nella vita. (Tramite la Confessione siamo liberati dalle colpe, ma non dalle pene che dovremo comunque scontare nell’al di là. Ma anche a questo Dio ha posto rimedio: l’indulgenza parziale e/o plenaria, che tra l’altro può essere lucrata per i defunti l’intero mese di novembre…approfittiamone!). 

Ma non è finita qui perché Dio ci ha anche donato l’Eucarestia attraverso cui prendiamo parte al Corpo di Cristo donandoci la dignità divina, da cui discende il compito di prenderci cura del nostro corpo e di quello degli altri.

La Chiesa ci invita a prepararci alla morte per essere trovati in grazia e volare dritti in Paradiso, tanto da chiedere l’intercessione ai due Big santi, a Maria nell’Ave Maria e a Giuseppe, patrono della buona morte.

San Francesco d’Assisi era giunto a un livello pro: considerava la morte come sorella

«Laudato si’, mi’ Signore,

per sora nostra morte corporale,

da la quale nullo homo vivente pò skappare.

Guai a quelli ke morranno ne le peccata mortali;

beati quelli ke trovarà ne le tue sanctissime voluntati,

               ka la morte secunda nol farà male»[3].

Un altro santo che dedicò molta attenzione alla morte fu San Giovanni Paolo II che scelse di vivere un giorno al mese come se fosse l’ultimo, per essere sicuro di arrivare più pronto alla morte.

Oggi vorrei farvi tre inviti:

  • non sprechiamo neanche un secondo della nostra vita in cose futili, non lasciamoci afferrare dalla pigrizia, stiliamo un programma di esperienze/progetti che vorremmo vivere/realizzare nella nostra vita, poniamo degli obiettivi a medio termine e infine programmiamo la nostra giornata per realizzare poco a poco i nostri sogni. Viviamo hic et nunc
  • Scegliamo un giorno al mese da vivere come se fosse l’ultimo, dedicandoci a ciò che davvero pensiamo sia essenziale nella nostra vita e saremo forse un po’ più pronti alla morte.
  • Le sante anime del Purgatorio hanno bisogno di noi! Rivolgiamo una preghiera, un’intercessione, anche solo un pensiero a una o più di loro, se possibile ogni giorno, soprattutto alle più dimenticate. Collaboriamo per la loro salvezza perché loro collaboreranno sicuramente alla nostra.

Francesca Amico


[1] Per maggiori approfondimenti si consiglia C. FIOCCHI, L’azzardo della fede: la scommessa di Pascalin Zanichelli. Aula di Lettere, 8 febbraio 2016. L’articolo è reperibile al seguente link: https://aulalettere.scuola.zanichelli.it/come-te-lo-spiego/lazzardo-della-fede-la-scommessa-di-pascal/.

[2]  Gv 5, 29: «Usciranno [dai sepolcri], quanti fecero il bene per una risurrezione di vita e quanti fecero il male per una risurrezione di condanna»

[3] SAN FRANCESCO D’ASSISI, Cantico delle creature.

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