Categories:

Vivere è camminare. Ultimo giorno.

Siamo alla meta! Dopo 6 lunghe settimane siamo giunti alla meta!

Giorno 6: Marina Serra – Santa Maria di Leuca, 31.07.2021

«Buongiorno mondo! Stamattina è presto rispetto ai giorni precedenti, ma comunque tardi. Il tepore del sole sul viso è gradevole, il risveglio con il canto degli uccellini è stato magnifico, il mare è calmissimo, oggi è l’ultima tappa! Ancora 22 km ci separano dalla meta finale, ma oggi è l’ultimo giorno! La gioia pervade i nostri cuori. 

Siamo a Marina Serra e costeggiamo nel nostro cammino la chiesa di Santa Maria Assunta, un edificio semplicissimo che conduce lo sguardo sul meraviglioso mare di fronte a noi completamente liscio e riscaldato appena dai primi timidi raggi. La mappa ci invita a proseguire verso la piscina naturale. 

Pian piano che avanziamo scorgiamo delle meravigliose insenature rocciose che sfiorano l’acqua dalle mille sfumature, dal verdino chiaro al verde smeraldo, al blu oltremare per poi tornare all’indaco. “Penso che un sogno così non ritorni mai più. Mi dipingevo le mani e la faccia di blu. Poi d’improvviso venivo dal vento rapito. E cominciavo a volare nel cielo infinito. Volare, oh oh. Cantare, oh oh. Nel blu dipinto di blu. Felice di stare lassù…”. All’improvviso sentiamo un coro intonare Nel blu dipinto di bludal mare, ci sembra così strano, ma così bello allo stesso tempo. Aguzziamo lo sguardo. Sono signore sulla settantina che fanno aquagym, cantando! Ma che sorpresa! Anche io vorrei essere in mezzo al mare e cantare, anziché essere zuppa di sudore affossata dal peso dello zaino. Ma non è il momento. Dobbiamo affrontare il Sentiero del Nemico. Che nome invitante!

Procediamo. La strada comincia a salire ripida. Chissà fin dove arriverà. Cartello “Sentiero del Nemico”. E’ la nostra via. Muretti a secco da un lato e dall’altro, fichi d’india, rovi e alberi costeggiano il nostro sentiero roccioso. A momenti i polmoni fuoriescono dal petto. Comincia a fare caldo. Mi fermo. Mi volto indietro, saremo saliti a 70 mt. s.l.m. in meno di 200 mt. Ma il panorama è stupefacente. Il sole ormai sorto in tutto il suo splendore irradia le acque così soffici e delicate che si adagiano su costoni di roccia, da cui parte una via immersa nel verde che giunge fino ai miei piedi. Riprendo la marcia. Dopo poco il mio viso torna a essere devastato dalla stanchezza, ma ci siamo quasi, non si può mollare!

La strada ci conduce verso la civiltà, siamo in direzione di Tiggiano. Si percepisce tutta l’aria di paese ricco di storia. Quanto è bello osservare i primi abitanti iniziare la loro quotidianità con quei piccoli gesti rituali: andare al bar, prendersi un cappuccino con il pasticciotto, leggere il giornale, fermarsi in chiesa per un saluto al volo a Gesù, scambiare due chiacchiere con il commerciante vicino. Il tutto accompagnato dal graduale risveglio della natura. La tranquillità.

Oltrepassiamo Tiggiano, arriviamo a Corsano. Il sole comincia a picchiare, alle 10. Siamo alla ricerca disperata di una fontanella d’acqua. Non ne vediamo una. “Se proseguite per di qua arriverete in una piazzetta dove dovrebbe essercene una”. Ci affidiamo alle parole di un abitante. Proseguiamo. Intravediamo qualcosa in mezzo a una piazzetta. E’ la nostra meta? Sarà funzionante? Non si vede acqua sgorgare da lì. La speranza comincia a essere sempre più flebile. Siamo vicini alla fontanella. Non c’è acqua. Desolazione. “Ma aspetta! Il pavimento è bagnato! Da qualche parte ci sarà acqua! C’è una manopola. Sarà la nostra salvezza?!” Sì! Funziona! C’è acqua! Lode a Dio! 

Tempus fugit. Riprendiamo la marcia. Ci ritroviamo di nuovo in mezzo al nulla. Il sole comincia a essere insostenibile. Un pino! “Corri, corri! Andiamo a riposarci alla sua ombra”. Che goduria, sembra di rinascere. Via lo zaino “adesso mi fai da cuscino, non mi pare equo che ti devo portare sempre sulle spalle”. 15 minuti di relax. Tempo finito. Si riparte.

Procediamo. Arriviamo a Novaglie, il nostro inizio di un altro sentiero: le Cipolliane. Un meraviglioso percorso roccioso a strapiombo sul mare, con colori mozzafiato. La stradina è così inglobata nella folta vegetazione che si può camminare solo in fila indiana. Davanti a me un cappellino arancione con uno zaino nero e verde sulle spalle, affiancato da un lato da un cespuglio di un verde magnifico e dall’altro da una staccionata che segna il confine con un meraviglioso blu che si estende fino all’orizzonte.

Alt! Vi è una deviazione che sembra tuffarsi dritta in mare. Ci sono le famose grotte delle Cipolliane lì. Non possiamo non visitarle! Giù lo zaino, il passaggio è troppo stretto per portarlo con noi, potrebbe sbilanciarci e farci rotolare giù sulle rocce. Scendiamo seduti, il suolo è scivoloso e ripido. Da un lato c’è il mare, sul fondo di una scarpata rocciosa. Adrenalina. Timore. “Non pensare”. “Facile dirlo.”

Ecco! Delle enormi fauci ci attendono. Il suolo è sabbioso, vi è uno scoglio che sembra un sedile per osservare l’immensità del mare dinanzi a noi. E’ una grotta altissima! Saranno almeno 15 mt., ci sono addirittura i fossili nella volta. 

Torniamo sul percorso e proseguiamo. Finalmente il ponte Ciolo. Un maestosa struttura in cemento armato che collega le due sponde rocciose contrapposte».

Una piccola riflessione che mi sovvenne lì (o forse no, dato il quasi svenimento che mi stava cogliendo) è sull’importanza di essere ponti e non muri nella nostra vita, come è ribadito dall’etimologia di Pontefice: costruttore di ponti. Dal crollo del muro di Berlino nel 1989 vi è stato un notevole incremento di costruzioni di muri, da 16 a 53 fino al 2018. Ciò testimonia la progressiva chiusura a cui andiamo incontro. Ma Cristo ci invita ogni giorno a essere ponti per congiungere le persone, le realtà, le Nazioni. A cui si associa un’ulteriore missione: crescere nell’umiltà per accettare di essere calpestati e diventare veri costruttori di pace.

«Un tuffo in queste acque meravigliose è d’obbligo. Il sole è devastante. La pausa dura sempre troppo poco. È ora di asciugarsi bene, sistemare i cerotti, indossare le scarpe e ripartire. La salita non è finita. Ci attende un altro tratto scavato nella roccia molto ripido. Una piccola finestrella. Un’immaginetta di Maria con il bambinello, un mazzo di fiori e una piccola candela. La tenerezza. L’abbraccio e il conforto della nostra Mamma Celeste.

Saliamo saliamo. “Ma quando finisce?” I polmoni implorano pietà. Miracolo! Intravediamo la piazza di Gagliano del Capo. Corriamo verso un bar per prendere una bottiglia d’acqua fresca. Sono le 17, ci sono due signori al tavolino a fianco a noi a fare due chiacchiere davanti a una birra. Osservandoli siamo completamente immersi nella realtà del paese. Quanta particolarità.

Riprendiamo la marcia. Incontriamo una meravigliosa torre: la torre di Salignano. Vediamo dei ragazzini di 13-14 anni che giocano in piazza con la palla. Sembra di essere tornati indietro nel tempo. Continuiamo. Intravediamo il faro. Leuca è vicina. Basta proseguire dritti e saremo arrivati.

Ma no. La mappa si beffa di noi. Ci fa svoltare a sinistra. Mi infastidisco. “Che vuoi fare? Vuoi tagliare o seguiamo la mappa?” Il mio orgoglio è più forte. Seguiamo la mappa. Voglio fare tutto il percorso segnato. La stanchezza si impossessa del mio corpo e della mia mente. Mi rifiuto di continuare. “Bastava proseguire dritti e in dieci minuti e saremmo arrivati”. Mi siedo. S’i’ fosse foco, ardere’ il mondo[1]. “Francesca, siamo quasi arrivati. Capisco la stanchezza, ma dai, non possiamo fermarci a un passo dal traguardo. Sii caparbia, arriveremo. Rasserenati”. Veramente Dio si serve delle persone al momento giusto, nel modo giusto. Solo quelle parole di un’amica sarebbero riuscite a tirarmi su dal quel fosso in cui ero sprofondata.

Procediamo. Il faro è sempre più vicino. L’umidità sempre più appiccicosa. Intravediamo il mare da vicino. Manca poco. Alziamo il passo. Quasi corriamo.

Sdeng! Una scalinata di 300 scalini di pietra ci separa dalla nostra meta finale. “Ma perché? Perché tutte queste torture?!”

Non è il momento di lamentarsi. Zaino in spalla. Passo dopo passo. Scalino dopo scalino. Pausa per riprendere fiato. Altra rampa di scale. Pausa. Non arriviamo più. “Forza, siamo vicinissimi alla meta!”. Altra rampa di scale. Pausa. Respiro. Scalino. Un altro scalino. La scala gira a sinistra, poi saremo arrivati! Dai dai dai! Ultimo scalino! Mi si blocca il respiro. Ci sono altre tre rampe di scale. “Sceeee! Domani! Io rimango qui!” “Jamm Francè, muvt’”. A quel punto non riuscivamo neanche più a parlare italiano. Parlavamo in dialetto. O a versi. Scalino. Un altro scalino. Pausa respiro. Un’altra rampa. È l’ultima. Saremo arrivati poi! “No! Io non ci credo finché non sarò in cima.” Ultimo scalino. Ce ne sono ancora tre. Uno. Due. Tre. Una piazza! Una piazza! Una piazza! È davvero finita! Siamo arrivati! Siamo arrivati! Non ci credo! È Leuca! La basilica di Santa Maria de Finibus Terrae. È lei in pietra e marmo. Siamo davvero qui. Siamo qui! Non ci credo. Mi tiro qualche pizzico per verificare che non stia sognando. È tutto vero, dopo sei giorni di cammino e 115 km macinati a piedi. Che gioia! È tutto vero!».

La gioia che pervase il nostro cuore fu indescrivibile. Non sentivamo più la stanchezza fisica e mentale, i dolori, la sete, la fame. C’era spazio solo per la gioia infinita di essere arrivati alla nostra meta che ci sembrava così lontana il primo giorno. Ce l’avevamo fatta! Vi erano solo gioia e gratitudine nei nostri cuori.

Vorrei condividere con voi le tre luci che ho ricevuto in questo giorno:

  • Iniziare ogni giorno, ogni cosa con Maria e tornare a Lei. È una Mamma dolcissima, tenerissima, sempre presente che si prende cura di ciascuno di noi in ogni sua minima necessità. Basta anche un’Ave Maria al giorno per ringraziarLa per tutta la cura che ci assicura. Il rosario, poi, è la svolta. Cambia radicalmente la giornata e la vita.
  • Sei chiamata/o a essere ponte. Inizia oggi e prefiggilo come obiettivo per la vita. Diventa costruttore di pace nelle piccole azioni quotidiane. Passo dopo passo, con grande umiltà.
  • Non mollare, mai! Mai! Mai! Né all’inizio di una prova, né durante, né quasi alla fine. Devi credere fino alla fine in quello che stai facendo. Portalo a compimento, anche se non sarà perfetto come l’avevi immaginato. “Cominciate col fare ciò che è necessario, poi ciò che è possibile. E all’improvviso vi sorprenderete a fare l’impossibile”. (San Francesco d’Assisi)

La canzone del giorno è: Christ Is Enough[2].

Un ringraziamento speciale a ciascuno di voi che ha seguito le peripezie di questo breve, ma intenso cammino che è metafora viva della vita. Affido ciascuno di voi alla nostra Mamma Celeste, siete in mani sicure.

Francesca Amico


[1] CECCO ANGIOLIERI, S’i’ fosse foco, in M. MARTI (a cura di), Poeti giocosi del tempo di Dante, Milano, Rizzoli, 1956, p.200.

[2] Hillsong, Christ Is Enough. È possibile ascoltare la canzone al seguente link: https://www.youtube.com/watch?v=teUxQpnhezY

No responses yet

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *