“Andate in tutto il mondo…” Storie di missioni/1

Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura”[1]. Poche parole, nella storia, sono state più incisive, rivoluzionarie e feconde di queste. Le pronuncia Gesù ai suoi discepoli poco prima di tornare al Padre, dopo la sua passione e resurrezione. Le pronuncia a uomini semplici, umili, persone che lo hanno accompagnato per tre anni ma che lo hanno anche tradito; Gesù non affida il suo messaggio ai migliori del suo tempo, o a persone impeccabili, ma lo affida a coloro che hanno fatto esperienza di lui, un’esperienza così forte che non può rimanere chiusa nella vicenda personale del singolo, ma che quasi per necessità deve essere raccontata, trasmessa, annunciata. Questo invito non è stato rivoluzionario solo per gli undici apostoli a cui è stato rivolto “di persona”, ma è stato decisivo lungo tutti i duemila anni della Chiesa, seguendo un ininterrotto filo rosso di grazia che unisce gli apostoli Pietro, Andrea, Giovanni e gli altri all’ultimo battezzato di poche ore fa. Questo invito ha cambiato la vita di tanti santi e di tante popolazioni, e su questo ci concentreremo in questo mese di ottobre, che la Chiesa dedica alle missioni.

Cercare di riassumere la storia delle missioni, o cercare di ricordare tutti i missionari, è operazione assai complicata. Possiamo però essere certi che ovunque il Vangelo si sia diffuso questo è avvenuto per opera di uomini e donne che hanno annunciato, testimoniato, in una parola, hanno evangelizzato, spesso anche con il sacrificio della propria vita. Non a caso, come diceva Tertulliano nel II- III sec. d.C., “il sangue dei martiri è seme di nuovi cristiani”. 

Quando si dice missioni si pensa a qualcosa di lontano, di “esotico”, qualcosa che noi “bravi e fedeli europei”, andiamo a portare presso popoli lontani, con differenti culture, lingue e credi religiosi. Ma mi capita a volte di pensare che anche la nostra Europa, e la nostra Italia, erano al tempo dei discepoli quello che per noi oggi possono essere l’Africa o l’Asia: territori lontani, cui si giunge con difficoltà (ricordiamo i vari naufragi di San Paolo nei suoi numerosi viaggi apostolici) e che, una volta raggiunti, “promettono” moltissime difficoltà: clima spesso ostile, persecuzione politica da parte dello Stato, cuori induriti e avvolti dalle passioni, poca possibilità di far presa sugli interlocutori basandosi solo su retorica, eloquenza o “curriculum vitae”. Il mondo romano, e la nostra bella Europa, dovevano sembrare agli occhi dei primi apostoli terre di missioni particolarmente difficili, se viste solamente con gli occhi del corpo e non con quelli delle fede. Se si fa questo “switch”, infatti, la vicenda cambia completamente: i territori non sono terre ostili, ma luoghi in cui la grazia di Dio vuole entrare per trasformare i cuori, le persone non sono nemici, ma anime per cui Gesù ha dato la vita, le difficoltà non sono un limite ma sono occasioni per sperimentare la Provvidenza di Dio, che guida sempre e comunque, la possibilità di annunciare Gesù non è un “obbligo”, ma è ciò che dà senso alla propria esistenza. Ed è stato tutto questo ad animare la vita dei primi missionari in Europa, e cioè, secondo la tradizione, Pietro, Paolo, Andrea, Giovanni e Giacomo. Il nostro pregare, la nostra partecipazione alla Messa domenicale o quotidiana, la nostra vita di fede, sono frutto dell’opera iniziata da questi santi, che hanno fatto dell’invito di Gesù una scelta di vita. Le nostre vite sono cambiate perché dei semplici pescatori, uomini illetterati e umili, hanno affrontato peripezie, sofferenze ed anche la morte pur di portare al nostro mondo il messaggio di Gesù. Quanto dovremmo essere grati per questo!

Alla luce di questo, si comprende come sia vero quanto si legge nell’Apocalisse, e cioè che “le mura della città poggiano su dodici basamenti, sopra i quali sono i nomi dei dodici apostoli dell’Agnello”[2] . La città, la Nuova Gerusalemme, ossia la Chiesa, cioè la comunità dei credenti, si basa proprio sull’impegno e sulla testimonianza di quei dodici. Ed anche sul loro sacrificio: la storia dei missionari in Europa si conclude quasi per tutti con la morte cruenta: fa eccezione solo Giovanni, l’autore del Vangelo, che muore anziano sull’isola greca di Patmos. A Pietro, Paolo, Andrea e Giacomo è richiesto anche il sacrificio della vita. E loro, come il loro Signore, Maestro ed Amico, non si tirano indietro, ma donano la vita per amore, certi che la morte non è l’ultima parola, né sulla propria vita né sulla propria missione, perché da essa scaturirà la vita, per loro nel Cielo e per le comunità da loro fondate qui sulla Terra. È così che si crea la prima comunità cristiana a Roma, che nonostante la persecuzione di Nerone riesce a crescere e ad essere sempre più fervente, è così che nasce una comunità in Grecia, è così che sorge la Chiesa di Gesù anche in Spagna, grazie all’opera missionaria di Giacomo. E dalla Spagna, diversi secoli dopo, partirà quello che è ritenuto uno dei missionari più celebri della storia. San Francesco Saverio. Ma di questo parleremo nel prossimo approfondimento dedicato alle missioni…

La storia della missione degli apostoli in Europa, cioè un territorio che noi attualmente possiamo considerare “casa”, ma che ha comunque bisogno di essere evangelizzato, può spingerci a riflettere sul nostro quotidiano, su quei luoghi che diamo per scontati, che ci sembrano familiari e verso cui magari non pensiamo di poter portare qualcosa di nuovo. Possiamo chiederci: a casa, con la mia famiglia, con i miei parenti, con i miei amici, o nel mio lavoro, con i miei colleghi, come posso evangelizzare? A volte forse è più semplice pensare di evangelizzare fuori dalle mura di casa che al suo interno, ma non è così, perché i luoghi primari in cui il Signore ci ha posto sono quelli privilegiati per la nostra azione. Parole belle, delicate, attenzione ai bisogni dell’altro, ai suoi problemi, condivisione delle gioie e dei dolori, gesti concreti di carità, spirito di sacrificio e di abnegazione: possono essere tutti atteggiamenti concreti di evangelizzazione, atti che possono far scaturire nell’altro la domanda: “Ma perché lui/lei fa così?”/ “Perché mi tratta bene anche se io sono burbero?” / “Da dove gli viene questa forza?”. Ad un cuore che si interroga, che vede una carità incarnata, potrà poi essere più facilmente annunciato, in maniera esplicita, Gesù, quel Gesù che vuole regnare in tutti i cuori. Certo, la casa, il lavoro o l’università sono terre di missione difficili, seppur quelle più familiari, ma sono le missioni verso le quali tutti noi, ogni mattina, possiamo levare l’ancora. Affidiamo a Lui il nostro impegno quotidiano. Lui agirà, ed anche dal nostro poco farà scaturire qualcosa di meraviglioso. 

P.S. Alle missioni è strettamente collegata la preghiera, ed in particolare l’intercessione di Maria. Ecco che quindi il mese di ottobre vede questi due pilastri: la preghiera per le missioni e la preghiera del Rosario. Come a dire che senza preghiera, e senza Maria, non si può andare molto lontano.  

Francesco Simone


[1] Mc 16, 15.

[2] Ap 21, 14.

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