L’apostolato dell’esempio con san Francesco

Qualche tempo fa mi sono imbattuto in un aneddoto riguardante san Francesco che sinceramente non conoscevo. Un giorno, uscendo dal convento, Francesco incontrò un tale frate Ginepro, uomo semplice e buono a cui il santo d’Assisi voleva un gran bene. Salutandolo, l’invitò ad andare nelle strade a predicare insieme. Tuttavia Ginepro, umile e consapevole della sua scarsa arte oratoria, subito mise le mani avanti provando a svincolarsi da quella situazione: “Padre mio, sai bene che ho poca istruzione. Come potrei parlare alla gente?”. Tuttavia la proverbiale testardaggine di san Francesco portò il povero frate a cedere, seguendo il suo maestro lungo il cammino. Girarono lungo tutta la città, pregando in silenzio per tutti coloro che lavoravano nelle botteghe e negli orti. Sorrisero ai bambini, specialmente a quelli più poveri. Accarezzarono e visitarono i malati, aiutarono una donna intenta a trasportare un pesante recipiente pieno d’acqua. Dopo aver attraversato più volte tutta Assisi, san Francesco invitò frate Ginepro a fare ritorno insieme al convento, suscitando non poca perplessità in quest’ultimo che domandò quasi incredulo: “E la nostra predica?”. Ma ecco la risposta unica del santo: “Caro frate Ginepro, l’abbiamo già fatta…”.

Potrebbe sembrare quasi una favola da raccontare ai bambini ma, se ci pensi un attimo, puoi trovare grande saggezza in questa storia. A me è capitato proprio nei giorni scorsi. Mi trovavo a Bologna lungo via Zamboni, la strada principale sulla quale si affacciano diverse facoltà dell’Ateneo bolognese e, insieme ad un mio amico, avevamo proprio il desiderio di evangelizzare, di conoscere qualche ragazzo e iniziare a parlare. Eppure, tra centinaia di persone indaffarate e prese dai loro pensieri, non siamo riusciti a far nulla: come due pali, eravamo lì fermi, quasi senza speranza. Ad un certo punto, mentre aspettavamo una nostra cara amica che studiava nelle vicinanze, ci sentiamo chiamare da un ragazzo. “Ehi, dico a voi: sapete dirmi quali sono i canti politici della Divina Commedia?”. Io sapevo la risposta ma non riuscivo a capire se si trattasse di uno scherzo o meno anche perché altre persone che erano con lui ridevano in modo palese. Armato di coraggio e di una buona dose di curiosità, rispondo: “Certo, il canto sesto di ogni cantica”. Non so cosa sia successo in quel momento ma quel ragazzo, che poi abbiamo saputo che si chiamasse Guglielmo, rimase colpito dal tono della mia risposta, facendomi interagire con il resto del gruppo su un dibattito circa un saggio filosofico che analizza proprio quei canti della Commedia. Da quel momento abbiamo iniziato a parlare di tutto, dell’Università, del senso della vita, della fede e della ragione, con un trasporto che non era normale. Ci conoscevamo da circa 15 minuti e stavamo già toccando punti delicati. Abbiamo concluso il nostro incontro scambiandoci i numeri di telefono e dandoci appuntamento per un caffè nei giorni successivi.

Questo è il senso dell’esempio di san Francesco: per evangelizzare, non bisogna per forza andare in giro con la Bibbia in una mano e il crocifisso nell’altra, con un tono inquisitoriale e autoritario, come se fossimo i depositari di una verità assoluta e da imporre con la forza. Anzi, esistono vari tipi di apostolato e uno di questi è l’apostolato dell’esempio. Spesso colpisce più il modo di porsi, di stare in mezzo alla gente, di relazionarsi che ciò che realmente si dice. Frate Ginepro pensava che dovesse usare paroloni per attirare la gente a Cristo, invece è bastato prendersi cura di chi incontrava, di sorridere o condividere le pene in quel preciso momento. 

Questa è una lezione preziosa che ho imparato solo pochi anni fa: a lungo ho creduto che, per essere catechisti o comunque per parlare ai ragazzi di Dio, occorressero grandi conoscenze teologiche e una buona padronanza del linguaggio. L’uomo ha bisogno di esempi, di vedere concretizzato nella sua vita ciò in cui crede, di percepire che l’altro parla anche senza muovere le labbra, anche solo per un saluto, una stretta di mano, un caffè insieme. Oggi t’invito a guardare a san Francesco, un uomo capace di andare a parlare in Terra Santa con il sultano musulmano pur non conoscendo la sua lingua ma con un ardore tale che il sultano stesso rimase sbalordito della fede del frate d’Assisi. Forse non ti senti molto a tuo agio a parlare del Vangelo nel tuo posto di lavoro o a casa. Puoi offrire però la tua giornata e, concretamente, i tuoi lavori come preghiera a Dio e come strumento attraverso il quale gli altri possano ricevere un insegnamento più grande di mille parole. Guarda a come san Francesco abbia imitato talmente bene Gesù da attirare dietro di sé milioni di fedeli nei secoli. Forse non avrai la stessa fama di Francesco ma fidati, ci sono molti che guardano a te come modello di riferimento e che traggono ispirazione dal tuo modo di vivere. Quella è la forma più sublime di apostolato!

Emanuele Di Nardo

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