Guidami Tu, Luce gentile…

Qualche mese fa stavo facendo dei lavori nel giardino davanti casa mia e avevo ricevuto il compito di tagliare il prato. Niente di particolarmente difficile, occorre passare con il tosaerba e cercare di fare un lavoro preciso. Andavo abbastanza sicuro perché l’avevo fatto già molte altre volte. Eppure in quella mi ero spinto troppo in là: iniziai tardi, quando il sole stava lentamente scendendo e mi sono ritrovato poco dopo a non vedere più così tanto bene senza la luce. Mi sono sentito un attimo smarrito anche perché ero solo a metà dell’opera e non potevo lasciare metà giardino con l’erba alta. Vuoi sapere com’è finita la storia? Con un moto d’orgoglio, ricordandomi di dove fossero i canali dell’irrigazione e facendo attenzione a non passarci sopra con la lama, ho continuato ma in realtà ne ho saltato uno piccolo che, se fosse stato ancora giorno, avrei visto tranquillamente. Alla fine ho spezzato un tubo ed ho combinato un macello. 

Ma l’articolo di oggi non vuole focalizzarsi sulle mie disavventure maldestre con il giardinaggio. In realtà il tema di oggi è la luce. Senza che ce ne accorgiamo, noi moderni siamo abituati ad avere la luce h24. Appena si fa sera, accendiamo una lampadina, ceniamo all’aperto sotto un faro oppure guidiamo di notte con i fari alti. Si può dire che possiamo muoverci sempre senza problemi. In passato non era così però. Senza corrente elettrica, le giornate duravano meno e andare in giro con una lanterna non era così invitante. Per questo abbiamo forse perso quella sensibilità alla luce naturale, non riusciamo più a vivere al ritmo del sole, confidiamo nelle nostre lampadine che spesso però non bastano ad illuminare la nostra vita. Hai mai provato a prendere una decisione importante in montagna, davanti ad un bellissimo panorama, piuttosto che davanti al mare e a cercare la stessa soluzione di notte, da solo, nella tua stanza, sotto una lampadina a led? Sono certo che avrai trovato due risposte diverse. Si, perché l’unico modo che abbiamo d’illuminare qualche dubbio sul nostro percorso è ricorrere alla luce vera, quella che ci fa vedere più in la del nostro naso. E questa luce ha anche un nome: Dio. 

C’è una preghiera che tocca le corde più profonde della mia anima ogni volta che la recito. È di san John Henry Newman il quale la compose durante un periodo di “vacanze” in Italia, dopo aver visitato Roma e la Sicilia. Te la riporto qui:

Guidami tu, luce gentile, attraverso il buio che mi circonda,
sii tu a condurmi!
La notte è oscura e sono lontano da casa,
sii tu a condurmi!
Sostieni i miei piedi vacillanti:
io non chiedo di vedere ciò che mi attende all’orizzonte,
un passo solo mi sarà sufficiente.
Non mi sono mai sentito come mi sento ora, né ho pregato che fossi tu a condurmi.
Amavo scegliere e scrutare il mio cammino;
ma ora sii tu a condurmi!
Amavo il giorno abbagliante, e malgrado la paura,
il mio cuore era schiavo dell’orgoglio:
non ricordare gli anni ormai passati.
Così a lungo la tua forza mi ha benedetto, e certo
mi condurrà ancora,
landa dopo landa, palude dopo palude,
oltre rupi e torrenti, finché la notte scemerà;
e con l’apparire del mattino
rivedrò il sorriso di quei volti angelici
che da tanto tempo amo e per poco avevo perduto.

Ci troviamo nel 1833. Newman stava attraversando la sua prima crisi spirituale perché, da convinto anglicano che contestava i costumi della Chiesa cattolica, non può fare a meno di restare sbalordito da quella delicata ma intensa luce proveniente comunque dai Padri della Chiesa e dal papa stesso. Allora si domanda se, in fin dei conti, la Chiesa romana fosse davvero così sbagliata come pensavano molti in Inghilterra. Così, nel pieno delle tenebre spirituali e di fronte anche ad una malattia improvvisa che rischiò di ucciderlo, sente dal profondo del suo cuore di elevare a Dio questa supplica. Solo la “Luce gentile” è in grado di riportarlo sulla strada giusta, solo Gesù può mostrargli il cammino che conduce alla Verità. Ecco che Newman si scopre povero e bisognoso di chiarezza, animato fino a quel momento da uno zelo cieco mascherato in orgoglio. 

Purtroppo, come dicevo prima, noi non siamo più abituati a sollevare lo sguardo verso il sole per capire, in base ai suoi raggi, quale sia la direzione da prendere: pensiamo che ci basti la torcia del telefono per iniziare a camminare. Forse questo per te è un mese in cui hai decisioni importanti da prendere; forse sei in partenza verso mete nuove; forse rimani nello stesso posto ma sei chiamato a ricominciare da capo; forse hai poca chiarezza sul da farsi. Benedici questa tua inquietudine, abbracciala, non rifiutarla. Non avere paura della notte momentanea, non affidarti solo alla lampadina della tua vita. Solleva lo sguardo, lasciati guidare dal sole, dalla “Luce gentile” che è Gesù. Chiedigli di essere più sensibile alla sua luce, di non seguire il primo lampione che incontri ma di essere illuminato completamente da Lui. Se vuoi, ti può aiutare questa preghiera del cardinale Newman. Lui, dopo averla scritta, ha intrapreso un viaggio sotto una luce nuova che l’ha portato a vedere la sua fede in modo diverso, fino a diventare santo. Tu non sei da meno!

Emanuele Di Nardo

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