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Un modello da imitare: Albert Bandura, l’apprendimento sociale, l’autoefficacia e la dottrina cristiana

Lo scorso 26 luglio, all’età di 96 anni, muore Albert Bandura. Per chi non lo conoscesse, è uno degli psicologi che maggiormente hanno influenzato questa disciplina, dando un contributo fondamentale al passaggio dalla teoria comportamentista (che vede il comportamento come l’oggetto di studio della psicologia) alla teoria cognitivista (lo studio dei processi mentali mediante il quali le informazioni vengono acquisite dal sistema cognitivo, elaborate, memorizzate e recuperate). 

Il suo contributo è stato di inestimabile valore, tanto che oggi è uno dei pilastri della psicologia. Ma perché Bandura è così importante? Le sue teorie sono interessanti solo per noi psicologi o ci riguardano tutti da vicino come persone? E in ultimo, le sue teorie hanno qualcosa a che fare con il messaggio cristiano?

Proviamo a rispondere una domanda alla volta. Bandura, inizialmente, concentrò i suoi studi sul modo che abbiamo noi di imparare e di apprendere e arrivò a formulare le sue tre teorie più importanti: la teoria dell’apprendimento sociale, la teoria dell’agire morale e la teoria dell’autoefficacia. Secondo la teoria dell’apprendimento sociale, una delle componenti fondamentali dell’apprendimento è l’imitazione. Ciò che guardiamo ci influenza, che lo vogliamo o meno, al punto da tendere ad imitarlo se questo porta un possibile vantaggio. In parole povere, se ad esempio vediamo qualcuno che studiando prende un buon vuoto, saremo propensi ad imitarlo, mentre se studiando prende un cattivo voto, saremo spinti a non studiare. Bandura, al riguardo, coniò il termine modellamento, ovvero la modalità di apprendimento che entra in gioco quando il comportamento di una persona, che assume la funzione di modello, influenza il comportamento di colui che lo osserva. 

La teoria dell’agire morale sostiene che le persone possono agire in modo umano o inumano. Il comportamento inumano diventa possibile quando una persona può giustificarlo. In parole povere, quando ci comportiamo male, tendiamo a considerare ciò che abbiamo fatto meno grave e spostiamo la colpa su un’altra persona, cercando di giustificarciPer fare un esempio concreto, se rispondiamo male ad un nostro amico in un momento di nervosismo, è probabile che tenderemo a giustificarci dicendo che questo nostro amico si comporta spesso male con noi, che alla fine non gli abbiamo detto niente di male e che lui si è risentito per nulla, al fine di sentirci in pace con noi stessi.

In ultimo, la teoria dell’autoefficacia sostiene che noi siamo in grado di analizzare le nostre esperienze di vita (autoriflessione) e di dirigerci e motivarci attraverso obiettivi e incentivi (autoregolazione). In base a queste due capacità, noi sviluppiamo la nostra autoefficacia, ovvero la percezione che abbiamo di avere successo o di fallire in un determinato compito. Il punto fondamentale dell’autoefficacia è che essa influenza moltissimo il risultato che otteniamo. In parole povere, quanto più siamo convinti che prenderemo un buon voto ad un esame, o otterremo quella promozione che desideriamo, o ancora, perché no, che la ragazza che ci piace deciderà di uscire con noi, tanto più le possibilità di riuscita aumentano. Se invece partiamo sconfitti, pensando che non ce la faremo mai, le possibilità di riuscita diminuiscono. 

Forse starai pensando che se volevi studiare queste teorie anche tu, ti iscrivevi a psicologia. In realtà, da queste teorie impariamo moltissimo sulla nostra vita quotidiana. Anzitutto, Bandura ci insegna a stare attenti a chi scegliamo come modello di riferimento, perché è da loro che impariamo. Da qui una prima domanda da porci: chi è il mio modello di riferimento? Un buon modo per capirlo può essere pensare a chi ascoltiamo più spesso; e poi è importante chiederci: quanto questo modello mi influenza positivamente? Quello che mi insegna mi fa bene?

In secondo luogo, Bandura ci insegna a riconoscere i nostri errori. Se spesso tendiamo a minimizzare le nostre colpe infatti, perdiamo una delle più importanti capacità dell’essere umano: quello di riconoscere i nostri errori, chiedere scusa, accogliere il perdono e imparare. E forse la domanda che qui possiamo porci è: quando faccio qualcosa di sbagliato, mi giustifico o chiedo scusa?

Infine, Bandura ci insegna a essere consapevoli delle nostre capacità, perché tanto più crediamo in noi stessi, tanto più siamo in grado di compiere azioni straordinarie, che magari pensavamo di non poter fare. E al riguardo, possiamo fare un piccolo esercizio: se ci troviamo davanti a una sfida, cominciamo a proiettarci sul risultato migliore anziché su quello peggiore.

Per concludere, proviamo a rispondere all’ultima domanda: le teorie di Bandura hanno qualcosa a che fare con il messaggio di Cristo?

Sicuramente si, proprio perché, come diceva Giovanni Paolo II: “Cristo sa cosa è dentro l’uomo. Solo lui lo sa!”. Difatti, nelle teorie di Bandura, enunciate con il più profondo rigore scientifico, troviamo tre elementi che caratterizzano proprio il messaggio cristiano.

Anzitutto Gesù stesso viene a porsi come modello da imitare. Noi forse siamo abituati a pensare a Gesù come ad un bravo ragazzo sfigato, a cui tutto è andato male finendo in croce. Se lo pensiamo così, non vale assolutamente la pena imitarlo. In realtà, se proviamo a leggere il Vangelo, vediamo come Gesù sia un modello che vale assolutamente la pena di imitare: era un tipo forte, senza paura, tenace e fiero, ma al contempo umile, vigoroso e generoso, amorevole e severo e tanto altro. Lui stesso dice nel Vangelo: “Imparate da me” (Mt 11, 29) e ancora “Chiunque vive e crede in me non morrà in eterno” (Gv 11, 26). Ti invito, in questa settimana, a provare a leggere il Vangelo e a provare a conoscere davvero la persona di Gesù, che tu sia credente o meno. Scoprirai quanto valga la pena imitarlo. Ancora, Gesù è un modello di perdono. Nessuno davanti a lui ha mai dovuto giustificarsi, ed anzi, Gesù ha sempre difeso i peccatori e li ha trattati con amore. In un passo commuovente del Vangelo leggiamo: “Alzatosi allora Gesù le disse: «Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?». Ed essa rispose: «Nessuno, Signore». E Gesù le disse: «Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più»” (Gv 8, 10-11). Davanti a Gesù nessuno ha bisogno di giustificarsi, ma può mostrarsi per quello che è. In questo capiamo anche il valore della confessione. Al riguardo, prova a preparare una buona confessione, portando a Gesù i tuoi peccati così come sono, lasciandoti riempire dal Suo perdono e allo stesso tempo, impara a chiedere scusa a chi hai fatto del male.  In ultimo, Gesù ci insegna a credere in noi stessi, perché ci sprona a fare cose che da soli non saremmo mai in grado di fare, con la certezza che con Lui ce la faremo. Proprio grazie a questa fede, i grandi santi hanno realizzato opere che chiunque avrebbe detto impossibili.

Alla luce di questo, possiamo cogliere come le teorie di Bandura, sebbene non espresse con intenzione di fede, abbiano un intrinseco valore cristiano e ci insegnano che scienza e fede possono andare di pari passo, perché entrambe perseguono la verità, che è quella che ci proponiamo di cercare insieme su Parusia. 

Dedicato ad Albert Bandura per il suo lavoro e la sua passione per la psicologia e la ricerca della verità.

Antonio Pio Facchino

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