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Imparare a perdere per Amore

La testimonianza di vita di Luis Enrique, CT della Nazionale spagnola di calcio

L’Europeo di calcio che si è appena concluso è stato un torneo ricchissimo di emozioni, di grandi sorprese e di intensa determinazione. E’ stata una lezione di amore fraterno e di lucidità mentale (v. il caso Eriksen)[1], una testimonianza di speranza certa contro ogni pronostico (v. la partita Svizzera vs Francia)[2]. Infine è stato esemplare il gioco di squadra dell’Italia, la premura e l’affetto del CT Mancini per ogni singolo giocatore, l’infortunio di un calciatore che ha donato anima e corpo alla sua squadra, lesionandosi il tendine d’Achille. La squadra poteva demoralizzarsi e invece ha avuto “fame”, ha corso interrottamente verso la meta, ha affrontato l’antisportività della squadra e dei tifosi avversari, ci ha creduto fino alla fine, ha combattuto con un solo obiettivo: riportare il trofeo a Roma.

E il trofeo è veramente tornato a casa. Ma permettetemi di parlarvi un grande signore, di un grande maestro di sport e di vita: Luis Enrique.

Sinceramente non lo conoscevo prima di incontrarlo come avversario della nostra Nazionale, ma verso la fine della partita un’inquadratura mi ha meravigliata: i giocatori stavano calciando i rigori decisivi per la vittoria e lui, serenamente, stava ridendo e scherzando con un giocatore della squadra avversaria. Ma come era possibile?! 

In quei momenti si è sospesi su un “filo di un rasoio”, tra la vittoria e la sconfitta, tra la vita e la morte…ecco, proprio questo. Lui ha sperimentato cosa voglia dire essere attaccati a un filo, rischiare di perdere davvero la vita. E non la propria, perché probabilmente lo si accetta prima o poi, ma la vita della terzogenita di appena 9 anni, Xana.

Subito dopo aver scoperto la malattia, Luis Enrique scelse di ritirarsi dal ruolo di allenatore per dedicarsi completamente alla sua figlioletta, per vivere con lei tutto il tempo rimanente. Dopo 5 lunghi mesi di battaglia, però, piombò su di lui e sulla sua famiglia la più grave sconfitta di tutta la loro vita. Non c’era più nulla da fare, la stella della casa non era più con loro. L’ultimo messaggio della famiglia per lei fu questo: […] Ci mancherai tantissimo, ma ti ricorderemo ogni giorno della nostra vita, con la speranza che un giorno ci incontreremo di nuovo. Sarai la stella che guiderà la nostra famiglia. Riposa in pace, Xanita”.

Ogni parola è una coltellata che penetra delicatamente, che squarcia il cuore, da cui il sangue esce a fiotti proprio come dal costato di Gesù. Parole pronunciate lentamente, con le lacrime agli occhi, con la consapevolezza di non rivedere più un piccolo “terremoto” che corre dappertutto, ma “con la speranza che un giorno ci incontreremo di nuovo”.

Una sola parola: silenzio.

Ma Luis Enrique non si è lasciato uccidere, non si è lasciato seppellire dalle macerie del suo cuore, ha trovato il coraggio di rialzarsi, di tornare sul campo a combattere, con tutta la sua determinazione, con tutta la sua tenacia, con tutta la forza che gli proveniva dall’Amore. E’ tornato a insegnare, a non rendere vana quella terribile esperienza di perdere un figlio. E’ tornato per lasciarci un messaggio troppo spesso dimenticato: “Non è una serata triste per me, per niente. E’ chiaro che siamo delusi ma questo fa parte del calcio. Bisogna saper vincere, ma allo stesso tempo perdere. Siamo stati contenti di aver vinto i calci di rigore nel quarto di finale, ma non possiamo essere disperati adesso, bisogna fare i complimenti agli avversari, bisogna pensare sempre a essere competitivi […] Torniamo a casa sapendo di essere stati tra i migliori di questo torneo”.[3]

Lascio a voi il tempo di riflettere su queste parole, citandovi anche le parole di una mia cara amica, Maria Cinzia, che in un momento di delusione e di sconforto mi scrisse queste piccole grandi parole che mi hanno spalancato lo sguardo: “Con l’amore, non con il dovere, si fanno le cose più grandi”.

E solo di Amore possiamo vivere. Se non c’è amore la nostra vita pian piano appassisce, come una piantina che non venga annaffiata ogni giorno. Abbiamo bisogno di ascoltare, di guardare, di odorare, di assaporare di toccare l’Amore. 

Vi lascio affidandovi la preghiera di un grande santo che i francescani di Bologna hanno scelto come conclusione di un percorso sui 5 sensi.

Tardi ti ho amato, bellezza così antica e così nuova, tardi ti ho amato.

Tu eri dentro di me, e io fuori. E là ti cercavo. […]

Tu eri con me, ma io non ero con te. […]

Mi hai chiamato, e il tuo grido ha squarciato la mia sordità.

Hai mandato un baleno, e il tuo splendore ha dissipato la mia cecità.

Hai effuso il tuo profumo; l’ho aspirato e ora anelo a te.

Ti ho gustato, e ora ho fame e sete di te.

Mi hai toccato, e ora ardo dal desiderio della tua pace.[4]

Francesca Amico


[1] Malore Eriksen, Kjaer il primo a soccorrerlo. Poi il sostegno alla compagna in lacrimein sport.sky.it, 12.06.2021.

 Link: https://sport.sky.it/calcio/europei/2021/06/12/malore-eriksen-kjaer-soccorsi

[2]Euro 2020, Francia-Svizzera 7-8 d.c.r.: gol e highlights, 29/06/2021 Link: https://www.youtube.com/watch?v=oCtrsJj6KPk

[3] V.la conferenza stampa del CT Luis Enrique al seguente link: https://www.youtube.com/watch?v=W4G6DQgKsEk, min. 0.45

[4] S. AGOSTINO, Confessioni X, 27.38

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