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Il più grande miracolo

Quando andavo al liceo, mio padre mi disse una frase di Aristotele che recitava: “L’amicizia è una virtù, o s’accompagna alla virtù”[1]. Li per li non capii cosa volesse dire, mi sembrava un concetto filosofico astratto, la cui principale utilità sarebbe stata quella di finire in un tema di italiano per prendere un bel voto. Ma forse non la capivo perché non avevo mai sperimentato un’amicizia vera e sincera.

Nella rubrica di luci di psicologia, qui su Parusia, parliamo spesso di vari aspetti che possono aiutarci a camminare nella fede e a maturare nella crescita personale. Ma penso che una delle cose più importanti da aver presente nella nostra vita è che non siamo fatti per camminare da soli. Ancor di più, l’unico modo per camminare bene è insieme a un altro. Non solo una moglie o un marito, non una compagnia superficiale, ma un amico sincero. La stessa OMS considera le relazioni sociali positive, quindi gli amici, tra gli elementi fondamentali per il benessere psicologico e una buona Qualità della Vita.

Prendendo in mano la Bibbia, ci si può stupire di quante volte si parla dell’amicizia e della sua importanza nella nostra vita. “Un amico fedele è balsamo di vita” (Sir 6, 16) e ancora la famosa frase “chi trova un amico, trova un tesoro” (Sir 6, 14) sono solo alcune delle moltissime citazioni che possiamo trovare. Ma l’esempio palese ce lo danno i vangeli. 

Dodici persone si ritrovano a condividere l’esperienza di un uomo che li chiama a seguirlo, e il più grande miracolo che avviene in loro è la possibilità di diventare amici. Lo stesso Gesù, durante l’ultima cena dirà: “Non vi chiamo più servi, ma vi chiamo amici” (Gv 15, 15) e forse non tutti sanno che gli apostoli, dopo l’ascensione di Gesù, continuavano a radunarsi una volta all’anno a Gerusalemme per celebrare la Pasqua e condividere la loro amicizia e che fu proprio quella (assieme allo Spirito Santo), a permettere al vangelo di diffondersi. Non a caso Gesù, qualche anno prima, aveva detto loro: “Vi riconosceranno dal modo in cui vi amate” (Gv 13, 35). Si perché nella vera amicizia c’è complicità, c’è intesa, c’è verità. Un amico non ha paura di essere sincero con te, nel bene e nel male, perché sa che non c’è giudizio. Un amico sa che su di te potrà contare, perché si offre a te allo stesso modo. 

Continuando la lettura dell’Etica Nicomachea, Arisostele afferma: “Inoltre essa (l’amicizia) è cosa necessarissima per la vita. Infatti nessuno sceglierebbe di vivere senza amici, anche se avesse tutti gli altri beni (e infatti sembra che proprio i ricchi e coloro che posseggono cariche e poteri abbiano soprattutto bisogno di amici; infatti, quale utilità v’è in questa prosperità, se è tolta la possibilità di beneficare, la quale sorge ed è lodata soprattutto verso gli amici? O come essa potrebbe esser salvaguardata e conservata senza amici? Infatti quanto più essa è grande, tanto più è malsicura). E si ritiene che gli amici siano il solo rifugio nella povertà e nelle altre disgrazie; e ai giovani l’amicizia è d’aiuto per non errare, ai vecchi per assistenza e per la loro insufficienza ad agire a causa della loro debolezza, a quelli che sono nel pieno delle forze per le belle azioni.”

Tante altre caratteristiche si potrebbero elencare di questa virtù, e si potrebbero velocemente citare tutti i vantaggi psicologici di avere un vero amico. Ma forse non è necessario. 

A distanza di anni dalla lettura di quella frase, mi rendo conto di quanto avesse ragione Aristotele. L’amicizia è una virtù, perché praticarla richiede tempo, pazienza, fatica, onestà. In parole povere, ci richiede di tirar fuori non il meglio o il peggio di noi, ma di tirar fuori noi stessi, e proprio per questo, s’accompagna alla virtù, perché se vogliamo superare le difficoltà che incontriamo nella nostra vita, se vogliamo tirar fuori chi siamo e diventare la versione migliore di noi stessi, solo un amico può aiutarci a tirar fuori le nostre virtù.

Allora in questo tempo in cui forse i ritmi si allentano ed hai più tempo, trascorrilo con i tuoi amici. Prenditi cura di loro, lascia che loro si prendano cura di te. Condividi le tue esperienze e lascia che ti condividano le loro. Allo stesso modo, forse ti capita di sentirti solo, non compreso o non trovi veri amici intorno a te. In quel caso, non aver paura, chiedili (in preghiera se sei credente). Esci da te stesso, non chiudere il cuore all’amicizia, ma apriti a chi ti sta intorno, fai una chiamata a quell’amico che non senti da un po’, manda un messaggio, organizza una serata per stare insieme. Sono cose semplici che riempiono la vita. Forse stai attraversando un momento in cui devi salutare degli amici, perché, come è normale, la vita va avanti e ognuno prende la sua strada. In quel caso non temere, perché la vera amicizia non conosce distanze. Gli apostoli si vedevano una volta l’anno senza mezzi di comunicazione come i nostri, eppure la loro amicizia fu fortissima. Allo stesso modo, se sei credente ricorda: “In Cristo indivisa manent”. 

Ti invito, in questa settimana, a prenderti un po’ di tempo e a chiederti: chi posso chiamare davvero amico? Se ti aiuta, puoi leggere il capitolo 6 del libro del Siracide. Una volta riconosciute quelle persone, prenditi l’impegno di fare un piccolo gesto per coltivare un’amicizia sincera. Se non ne trovi, non preoccuparti, ma guardati intorno, potresti scoprire che tra quelle conoscenze c’è un vero amico, se lo vorrai. L’amicizia richiede tempo perché va coltivata, ma come una quercia quando viene piantata è un piccolo seme e poi diventa il più forte di tutti gli alberi, o come un diamante che da carbone qual è diventa la pietra più bella, così l’amicizia può iniziare da un piccolo gesto, per diventare una forza dirompente. 

Un amico è qualcuno che ti guarda, vede chi sei e ti accetta per come sei, proprio come fece Gesù, quel pomeriggio di 2000 anni fa, quando incontrò due ragazzi e li chiamò amici (Gv 1, 35-42). E questo è il più grande miracolo che possiamo avere nella nostra vita.

Antonio Pio Facchino


[1] Aristotele, Etica Nicomachea

2 Responses

  1. Ciao Antonio,come sempre le tue parole arrivano nel profondo dell’anima e del cuore .Leggendo l’articolo mi hai riportato alla mente una vecchia canzone degli anni “60”.Il suo titolo è “L’Amicizia “ed è stata scritta da un cantautore che solo pochi conoscono:HERBERT PAGANI. È una canzone che, come tante nel “68”inneggiano alla pace, alla fratellanza, ad un mondo pulito:lo stiamo ancora cercando quel mondo!Se ti capita di trovarla su qualche sito,ascoltala perché è molto bella. Ti seguo sempre con affetto e colgo l’occasione per salutare tutti i componenti di PARUSIA. Siete eccezionali

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