Sant’Antonio: irradiare Cristo

Per natura vogliamo capire sempre il senso di quello che facciamo, dobbiamo per forza sapere prima quale sia l’obiettivo per poi intraprendere il cammino. Eppure capitano nella vita dei momenti in cui c’è poca chiarezza e la paura di fallire impedisce di metterci all’opera. Se ti trovi in questa situazione, tranquillo perché oggi abbiamo un uomo che ci lascia un grande insegnamento concreto: sant’Antonio di Padova. Sia che tu sia studente sia che lavori, il santo portoghese può illuminarti sul senso da dare al tuo lavoro e alla sua formazione.

In molti siamo nel pieno della sessione d’esame ma, di fronte alla spaventosa pila di libri sulla nostra scrivania, l’esempio di Antonio potrebbe svoltarci la vita. Si, lo so che sembra un accostamento surreale ma se rileggiamo le pagine della vita di Antonio, potremo scoprire alcune cose sorprendenti. Fernando di Buglione, questo era il suo vero nome, nasce a Lisbona nel 1195 da una famiglia nobile e, cresciuto in un ambiente molto cattolico, a 15 anni matura l’idea di consacrare la sua vita a Dio, entrando nel convento degli agostiniani a Lisbona. Antonio era spinto dal desiderio di dare il meglio di sé stesso per rendere gloria a Dio dal quale aveva ricevuto i suoi talenti. Quindi inizia a studiare, tanto, tantissimo… e sicuramente avrà avuto dei momenti di scoramento come noi! Qualche anno più tardi capisce che lo studio sia importante ma che vuole fare qualcosa di concreto, mettersi al servizio degli altri. E tutto parte da un incontro. Giungono in Portogallo cinque frati francescani, partiti da Assisi ed intenzionati a raggiungere il Marocco per evangelizzare. Antonio resta affascinato dalla loro scelta di vita radicale e votata alla totale povertà e matura l’idea di abbracciare l’ordine dei Frati Minori, fondato pochi anni prima da Francesco d’Assisi. 

Ma la spinta decisiva di Antonio avviene quando fanno ritorno in Portogallo i corpi martirizzati dei cinque francescani. Antonio capisce che vuole morire anche lui per la fede e prende la ferma decisione di andare in Marocco per portare il Vangelo, sebbene fallì a causa di una malattia che lo costrinse a tornare in patria. Durante il viaggio, la nave sulla quale viaggia naufraga sulle coste di Messina dove viene soccorso da alcuni frati francescani del posto che lo mettono a conoscenza del famoso “Capitolo delle stuoie”, l’assemblea generale indetta da Francesco ad Assisi nel 1220 e a cui avrebbero partecipato tutti i membri dell’ordine (circa 3000). Antonio vi parteciperà e conoscerà per la prima volta Francesco. All’inizio il rapporto tra i due fu tutt’altro che facile, anzi il “Poverello d’Assisi” guardava con diffidenza il giovane frate portoghese perché celebre per i suoi studi teologici e per la sua dialettica, aspetti in contrasto con la ricerca della povertà e dell’umiltà alla base della sua Regola.

Eppure le qualità accademiche di Antonio furono così brillanti che nel 1224 Francesco gli inviò un “biglietto” contenente parole di venerazione e di stima, autorizzandolo ad insegnare teologia ai frati ma raccomandandosi che ciò non mettesse in secondo piano la preghiera. Quindi Antonio divenne il “primo” teologo francescano. Alla luce di tutta la sua storia, qualcuno di voi si starà chiedendo ancora perché Antonio di Padova sia un modello per noi. La verità è che la storia di Antonio ci dimostra che, come studenti, stiamo dando il massimo per specializzarci nel nostro ambito di ricerca e, sebbene alcuni dubitino che tutto quello che studiamo ci serva davvero in futuro, Antonio chiarisce che, per citare san Paolo, “tutto concorre al bene di coloro che amano Dio”. I trascorsi agostiniani di Antonio gli resero possibile l’insegnamento tra i francescani. Senza quegli studi, non avrebbe mai potuto essere fondamentale come in realtà fu nella formazione di molti frati e per il sostegno a molti fedeli, fino ai giorni nostri. T’invito oggi a vivere la tua giornata al massimo, in tutti i tuoi impegni (lavoro, studio, famiglia, amicizie, apostolato), con il proposito di poter essere utile al prossimo anche se stai facendo qualcosa all’apparenza futile o secondaria. Forse noi oggi non vediamo cosa ci prospetta il futuro ma sono certo che ognuno di noi potrà mettere a frutto ogni singola pagina studiata, ogni singolo libro letto, ogni singola passione coltivata, ogni singolo lavoro portato a termine. Perché, prima o poi, arriverà un “san Francesco” della situazione che ci chiederà di metterci al servizio degli altri con professionalità e amore.

Emanuele Di Nardo

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