Tutti abbiamo bisogno di un “Barnaba”

Parli di Barnaba e subito pensi al “collaboratore di san Paolo” come se una persona possa essere definita solo sulla base di quello che fa e non di quello che è realmente. Forse spesso capita anche a te di sentirti qualificato solo sulla base delle tue relazioni: “sono il figlio/a di…”, “sono amico di…”, ecc. Oggi voglio tracciare il profilo inedito di una figura fondamentale del cristianesimo primitivo, che a me  ha aiutato molto a capire chi sia io. Subito ci viene in mente l’accostamento a san Paolo nel corso delle varie missioni sul Mediterraneo. Ma Barnaba fu molto di più di una semplice spalla per Saulo di Tarso. Scopriamo il perché!

Gli Atti degli Apostoli ci forniscono molti elementi per definire il rapporto tra i due cristiani, certamente intimo e forte seppur con alcune note di disappunto. C’è un aneddoto che ci aiuta a comprendere anche la differenza fisica tra i due. Quando Paolo e Barnaba andarono a Listra per predicare in quella città, gli vennero incontro i sacerdoti di Giove, con tori inghirlandati da sacrificare in loro onore. Infatti scambiarono i due apostoli per Mercurio e Giove in persona discesi dall’Olimpo sulla terra. Mercurio sarebbe stato Paolo, perché brutto di aspetto, piccolo di statura e loquacissimo. Invece Barnaba prendeva le parti di Giove, il maggiore degli dei, perché grande di persona, bello di aspetto e più silenzioso. Lo stesso Barnaba, scandalizzato da quest’omaggio, fece di tutto per dimostrare che fossero mortali e non divini, rivelando anche il suo animo “buono, ripieno di Spirito Santo e di fede”.

Perché ti ho raccontato questo episodio? Perché il “nostro” Barnaba non era semplicemente l’assistente di Paolo nelle missioni, bensì quasi la sua guida. Per quanto san Paolo potesse evangelizzare e trasmettere la fede con lo spirito incendiario dei suoi sermoni e con l’ardore delle sue lettere pastorali, Barnaba fu apprezzato sempre per la sua docilità e per la sua lettura dell’animo umano. Ricordiamoci che l’umanità non avrebbe mai conosciuto l’opera di Saulo di Tarso se Barnaba non avesse interceduto per lui. Si, perché fu proprio lui a presentare Paolo, dopo la conversione di Damasco, nella chiesa di Gerusalemme, dove a ragione, si diffidava dell’antico Saulo, persecutore dei cristiani (Atti 9,27). Fu lui, Barnaba, che guidò Paolo nella sua prima missione, nell’isola di Cipro, sua patria (Atti 13,4-12). Fu ancora Barnaba che condusse Paolo ad Antiochia, dove fioriva la comunità dei Gentili passati al Cristianesimo. 

A questo punto (Atti 15,36-40), si divisero le loro strade: “Dopo alcuni giorni Paolo disse a Barnaba: “Ritorniamo a far visita ai fratelli in tutte le città nelle quali abbiamo annunziato la parola del Signore, per vedere come stanno”. Barnaba voleva prendere insieme anche Giovanni detto Marco ma Paolo riteneva che non si dovesse prendere uno che si era allontanato da loro nella Panfilia e non aveva voluto partecipare alla loro opera. Il dissenso fu tale che si separarono l’uno dall’altro; Barnaba, prendendo con sé Marco, s’imbarcò per Cipro. Paolo invece scelse Sila e partì, raccomandato dai fratelli alla grazia del Signore”.

L’ago della bilancia riguarda Marco, il futuro evangelista. Paolo non voleva “zavorre” per le sue future missioni, conscio del fatto che già precedentemente Marco aveva disatteso le sue speranza, mentre Barnaba, legato profondamente a Marco, preferisce prenderlo con sé e intraprendere una nuova strada. Inutile dire che, se proviamo a sognare per pochi secondi, forse senza questa scelta così coraggiosa, non avremmo mai visto nascere il “Vangelo secondo Marco” e, soprattutto, il genere letterario dei vangeli, che si pensa sia stato inventato proprio da Marco. Per questo motivo tutti quanti noi avremmo bisogno di un “Barnaba” nella nostra vita ovvero di una persona che abbia fiducia in noi, che ci sproni a dare il meglio anche quando non facciamo nulla, che prenda le nostre difese anche quando stiamo sbagliando in tutto, che abbia il coraggio di scommettere su di noi perché sa che quella fiducia verrà ricompensata alla grande. Ma allo stesso tempo anche noi possiamo essere un “Barnaba” per chi ci sta affianco perché, come abbiamo ricevuto amore e fiducia, così siamo chiamati a donarli agli altri. T’invito oggi a fare memoria di un’occasione in cui qualcuno ti ha dato fiducia anche senza che la meritassi, che ti ha valorizzato quando ti sentivi inutile. Ringrazia Dio per questo e, se puoi, ringrazia anche questa persona. E, come sei stato amato, così oggi puoi riamare un’altra persona che ha bisogno di sentirti preziosa. Tutti, davvero tutti, abbiamo bisogno di “Barnaba”.

Emanuele Di Nardo

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