Come riconoscere l’agire dello Spirito… dai frutti

Anche oggi parliamo dello Spirito Santo, troppo importante e rivoluzionario per essere presentato in poche righe!

Chi ha bazzicato un po’ di catechismo ricorderà che lo Spirito Santo è la terza persona della Trinità, che viene con i suoi sette doni e viene sovente rappresentato come una colomba bianca come, ad esempio, quello della vetrata sulla Cattedra di San Pietro del Bernini, immagine, quella della colomba, certamente ripresa dai Vangeli (vedi battesimo di Gesù nel Giordano in Mt 3,13-17).

Spesso, però, una volta ricevuto lo Spirito nel sacramento della Cresima, la maggior parte di noi sembra lasciarlo poco dopo nel dimenticatoio. Eppure, il grande sconosciuto, come talvolta è stato chiamato proprio per questi motivi, è una forza e una potenza inimmaginabile, un qualcosa di impensabilmente straordinario eppure così gratuitamente donato, che quando ne si comprende la grandezza, non si desidera che prenderne parte!

Nella lettera ai Galati, Paolo, enuncia chiaramente quali sono i frutti dello Spirito Santo e ne evidenzia la contrapposizione a quelli che lui chiama i “frutti della carne” ovvero tutto ciò che porta l’uomo alla tristezza e alla perdita della pace (inimicizia, discordia, gelosia, dissolutezza, invidia…). «Il frutto dello Spirito invece è amore, gioia, pace, magnanimità, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé».

Eccoli! Ogni volta che facciamo esperienza di questo, è il veno dello Spirito che sta gonfiando le vele della nostra vita. 

N.B.: non stiamo parlando di emozioni, di semplici “sentori” passeggeri; piuttosto, di un qualcosa di concreto, che ha peso, spessore, consistenza. Talvolta, anche nelle avversità; ed è proprio lì che si riconoscono meglio, forse, proprio come quelle vele che fanno resistenza al vento e così possono far procedere la nave. Quando pensiamo all’agire dello Spirito, non sempre dobbiamo aspettarci l’eruzione vulcanica o i fulmini a ciel sereno, no. Elìa lo capì presto: “ci fu un vento impetuoso e gagliardo da spaccare i monti e spezzare le rocce davanti al Signore, ma il Signore non era nel vento. Dopo il vento, un terremoto, ma il Signore non era nel terremoto. Dopo il terremoto, un fuoco, ma il Signore non era nel fuoco. Dopo il fuoco, il sussurro di una brezza leggera” e in quella brezza leggera, là Elìa riconobbe il Signore.

Quando è difficile amare, quando è difficile comprendere, essere fedeli, restare miti… lì, Dio fa ardere il suo fuoco, fa alzare la brezza leggera, riscalda, risana, rimette sulla retta via…il nostro essere. E lì possiamo sperimentare una forza che ci spinge oltre le nostre stesse barriere, e ci riscopriamo capaci di cose impensabili, che fino a poco prima forse avremmo pensato non fattibili, almeno da noi!

Prima parlavamo dei Sette doni, Sapienza, Intelletto, Consiglio, Fortezza, Scienza, Pietà e Santo Timore. Possiamo chiederne uno in particolare, ma in realtà, essendo Dio immenso anche nella sua generosità, ci vengono concessi sempre tutti, in abbondanza! Prima di un esame, prima di andare a lavoro, in una contesa, durante una discussione, prima di cominciare un progetto, pregando per qualcuno, per chiedere coraggio, per chiedere saggezza… ogni momento è buono per esercitare i nostri diritti di figli di Dio! 

tutti noi, tutti, possiamo invocare lo Spirito! Gesù, salendo al Cielo, ci ha fatto questo regalo, questo dono, come l’eredità celeste: ci ha permesso di poter richiedere lo Spirito con tutte le sue grazie ogni qualvolta lo desideriamo e ne abbiamo bisogno. E, ogni volta, non delude mai, riempie, moltiplica, dà pienezza! Ricorda: Dio è generoso, immensamente generoso!

Ilaria Di Giulio

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