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Stai dimenticando qualcosa?

Quante volte ci sarà capitato di uscire di casa di fare l’elenco mentale delle cose che ci portiamo dietro. A me continuamente. Non metto mai piede fuori dalla porta senza aver controllato di avere portafoglio, telefono e chiavi. Sono le cose di cui so che avrò sicuramente bisogno una volta fuori e voglio essere sicuro di portarle con me. D’altro canto, ogni volta che parto per un viaggio, anche se di pochi giorni, ho sempre un costante senso di disagio che mi assilla: la preoccupazione di aver dimenticato qualcosa. “Avrò chiuso il gas? La luce in camera è spenta? Mi sono ricordato mettere il pigiama in valigia? Ecc.”

Sono preoccupazioni normali. Come abbiamo detto nell’articolo “Prenditi l’impegno – Tra dialogo e litigio”, il nostro cervello è un economizzatore di risorse, tende al risparmio cognitivo, cioè delle energie mentali. Di conseguenza, prestiamo la nostra attenzione a ciò che riteniamo più importante e a essere disattenti sul resto. 

Questo ci capita tanto nelle cose banali, quanto nelle cose più profonde della vita. E qui una prima domanda: ti è mai capitato di arrivare esausto a fine giornata, avendo comunque la sensazione di non aver fatto nulla?

Se la risposta è si, forse è perché stiamo dimenticando qualcosa.

Allora proviamo a controllare nelle nostre tasche per vedere se abbiamo tutto con noi: amore, amicizia, famiglia, soldi, lavoro, divertimento. Sembra esserci tutto. Eppure no, quella sensazione di fastidio prosegue… forse stiamo dimenticando qualcosa. Certo! La spiritualità.

“Eh ma io non sono credente, non ho bisogno della spiritualità” forse penserai, o magari mi risponderai dicendo: “ma io vivo la mia spiritualità nel rapporto con gli altri”. 

In realtà, la spiritualità ha a che fare con l’aspetto più intimo di noi, la stanza più profonda del nostro cuore, quella in cui tante volte non abbiamo il coraggio di entrare.  Pasquale Ricciardi la definisce: “un’energia profonda che, pur spingendo alla vita interiore, non si ferma ad essa, ma è rivolta al trascendente.[1]

La spiritualità ha a che fare con un di più che abita già dentro di noi, trova espressione in quello che è il nostro credo e, quando trascurata, provoca molte patologie della mente e dell’anima. 

Carl Gustav Jung, uno dei padri della psicologia affermava: “l’uomo si ammala di nevrosi perché ha perso il senso religioso del vivere” (1983). Allo stesso modo Viktor Frankl, un altro dei grandi padri della psicologia, riteneva la spiritualità alla base dell’essere umano, tanto da parlare di cura dell’anima. Per Frankl, tante volte ci ammaliamo non per problemi psicologici, quanto perché, trascurando la nostra spiritualità, perdiamo di vista il significato della nostra esistenza.[2]

Basandoci su questo, una seconda domanda: come ti prendi cura della tua spiritualità? 

È una domanda che tutti noi siamo chiamati a farci, non soltanto in senso morale e in funzione della vita eterna, ma per un motivo ancor più importante: perché solo così possiamo essere felici.

Più volte nei vangeli Gesù riporta l’attenzione dei discepoli e la nostra sull’importanza della spiritualità come fonte di benessere pieno, autentico. 

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: «Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi. Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore.»” (Gv 14, 27)

Come il Padre ha amato me, così anch’io ho amato voi. Rimanete nel mio amore. Questo vi ho detto perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena.” (Gv 15, 9.11)

La spiritualità non è una croce fatta di noiose preghiere, ma la fonte della vita più piena e siamo chiamati a coltivarla e a prendercene cura. Non lasciamola abbandonata in qualche angolo della casa, ma portiamola sempre con noi, e vedremo come la vita si riempirà in modi che non potevamo immaginare.

Domenica si festeggerà la Pentecoste, ovvero la discesa dello Spirito Santo. Prova a prendere un piccolo, semplice impegno nella tua giornata: dedica un po’ del tuo tempo alla tua spiritualità. 

È molto semplice e poco impegnativo. Mettiti in un posto appartato e silenzioso; abbi cura di non avere impegni e decidi un tempo da dedicare alla preghiera, anche solo 20 minuti. Non preoccuparti se all’inizio sarai riempito di pensieri, è normale. Nei primi 5 minuti cerca di rilassarti, di abbandonare tutte le preoccupazioni e respira. Prova a parlare liberamente con Gesù (o con il tuo Dio se appartieni a un’altra religione): puoi raccontare la tua giornata, puoi parlare di un dubbio o una preoccupazione, o ringraziare e gioire per un bell’evento che è capitato. Parla liberamente come ad un amico. Puoi leggere un passo del vangelo, o di qualche libro spirituale, ma non avere la pretesa di interpretare, solo vivi quel momento, dopodiché, passa gli ultimi 5 minuti in silenzio, ad ascoltare. 

Se non sei credente, va bene lo stesso, prova ugualmente. Ti stupirai nello scoprire ciò che potrai sentire.

Venti minuti al giorno, non sono molti, è meno del tempo che dedichiamo a guardare Facebook. Ma prova a dedicare questo tempo alla tua spiritualità, non trascurarla. Vedrai che vita piena potresti trovare.

Antonio Pio Facchino


[1] Pasquale Ricciardi: Parole che trasformano (2015)

[2] Viktor Frankl: L’uomo in cerca di senso (1946)

2 Responses

    • Ti ringrazio molto per questo articolo che permette ad ognuno di noi di riconoscerci in questi comportamenti abituali. Grazie ancora di più perché mi arriva come una risposta ad un quesito che mi ponevo proprio oggi!

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