Il Rosario, la preghiera “onnipotente”

Il mese di Maggio è, per i cristiani, il mese di Maria, e non c’è preghiera più mariana del Santo Rosario. Ma come è nato il Rosario? E come è arrivato fino a noi?

Il Rosario è, nell’immaginario comune, la preghiera delle nonne, un’interminabile serie di “Ave Maria” recitate talvolta anche con distrazione. Può sembrare una preghiera anacronistica, superata, e forse “piatta”. Ma se si va al cuore del Rosario, scopriamo che non è affatto così. La storia di questa preghiera è infatti affascinante, e inizia nel Medioevo, epoca tutt’altro che buia o retrograda. Dobbiamo arrivare fino in Irlanda per cominciare il nostro approfondimento: il mese scorso abbiamo visto la grande opera missionaria svolta in quest’isola da San Patrizio, ed è curioso vedere come questa piccola isola sia ancora al “centro della scena”; evidentemente il lavoro apostolico di Patrizio, svolto qualche secolo prima dei fatti di cui parliamo ora, ha dato i suoi frutti. Siamo in Irlanda, si diceva, nel IX secolo, cioè nella fase del c.d “Alto Medioevo”: era consuetudine nei monasteri pregare con i 150 salmi, ma ovviamente la memorizzazione di un numero così grande di scritti non era così semplice. Per ovviare a questo problema un monaco irlandese propose di sostituire la recita dei 150 salmi con la recita di 150 “Padre Nostro”, cosa che rendeva possibile questo tipo di preghiera anche ai laici. Si pensò inoltre di contare i 150 Padre Nostro mediante l’uso di 150 sassolini, ma ben presto si passò all’uso di alcune cordicelle con 150 nodi. Qualche tempo dopo (siamo all’incirca nel XII secolo) si scelse di sostituire la lunga serie di Padre Nostro con il Saluto dell’Angelo a Maria, e cioè la prima parte dell’Ave Maria. Questa forma primordiale non era ancora conosciuta come “Rosario”, ma piuttosto come “Salterio della Vergine Maria”, in riferimento alla recita dei 150 salmi (cioè dell’intero Salterio).

Lo sviluppo del Rosario continuò nel 1200 circa, ad opera dei monaci cistercensi prima e di San Domenico da Guzman poi. Ma non si trattò di un’invenzione umana, bensì di una precisa volontà che veniva da Lei, da Maria. San Domenico, infatti, nella sua predicazione in Spagna, fu rapito dai pirati e costretto a fare da rematore su una nave: durante una tempesta, il santo chiese ai suoi rapitori di invocare i nomi di Gesù e di Maria per avere salvezza, ma essi non vollero. Quando la tempesta stava per sopraffare l’equipaggio, la Vergine stessa apparve a Domenico, garantendo la salvezza della nave e chiedendo, da quel momento in poi, la recita quotidiana di 150 Padre Nostro e 150 Ave Maria.

Possiamo vedere in questa vicenda accaduta a San Domenico un parallelo per la nostra vita: ci sono infatti dei momenti bui, momenti di vera e propria tempesta, in cui tutto sembra perduto ed in cui niente e nessuno sembrano poterci aiutare. Proprio in quei momenti, e proprio come accaduto a San Domenico, c’è Qualcuno che ci tende la mano, e non una mano qualsiasi, ma la mano di una madre. Sta a noi volerla afferrare.

Il Rosario continuò a strutturarsi nella forma che conosciamo noi nei secoli successivi: si arrivò ad intervallare le 150 Ave Maria con i Padre Nostro e ad inserire queste preghiere in alcuni “quadri”, cioè in alcuni momenti della vita di Gesù; questo perché il collegamento tra Maria e Gesù è fondamentale, e non ci può essere preghiera a Maria che non sia anche preghiera a Gesù. Questi “quadri” sono quelli che noi attualmente chiamiamo “misteri”. La forma completa dell’Ave Maria ci fu nel 1350 circa, quando al saluto dell’Angelo si aggiunse anche la seconda parte. 

La forma definitiva si ebbe nel XV secolo circa, quando cominciarono a sorgere anche delle Confraternite del Rosario, in cui diversi laici si riunivano per rivolgere questa preghiera a Maria. Il Papa San Pio V, nel secolo successivo, dedicò diversi scritti al Rosario, raccomandandolo ai fedeli e stabilendone ufficialmente la struttura.

Quello composto da 150 Ave Maria, con la meditazione di tutti i misteri, è definito “Rosario completo”, quello invece composto da 50 Ave Maria e dalla meditazione di un solo tipo di mistero è definito “Rosario breve” (la seconda è la forma più comune tra i laici).

Fin qui, la storia. Sappiamo che il Rosario si prega tramite una corona, composta da piccoli pallini o grani: cosa simboleggiano?

La corona è una prerogativa dei re o delle regine, e Maria è proprio questo per i cristiani, cioè una regina. Ma la parola “rosario” rimanda alle “rose”: possiamo immaginare, allora, che i grani del Rosario, e cioè ciascuna Ave Maria, siano delle rose che noi diamo a Maria, che partono dal nostro cuore per arrivare al suo. Il Rosario, così, è molto più che una recita stanca di preghiere tutte uguali: è molto di più, è un insieme di fiori, una corona di fiori, che dal nostro cuore noi doniamo al cuore di Maria. Fiori che portano con sé gioie e dolori, fatiche e speranze, richieste e ringraziamenti. 

In molte delle apparizioni riconosciute dalla Chiesa, la Vergine Maria ci invita alla preghiera, ed in particolare alla preghiera del Rosario: lei sa bene quanto possa essere utile ai suoi figli riposare tra le braccia della madre, affidando a lei ogni singolo avvenimento della nostra vita, ogni richiesta, ogni pensiero, ogni gioia ed ogni preoccupazione. Maria sa anche che nessuno meglio di una madre può accogliere un figlio in difficoltà. Ecco allora come pregare il Rosario: come un lungo e dolce dialogo tra un figlio e sua madre, tra chi supplica per qualcosa e chi non vede l’ora di esaudire quella supplica.

Non è una preghiera per gente distratta, allora, ma per chi vuole aprire il suo cuore alla propria mamma, volendo ricevere conforto, speranza e pace. 

Suor Lucia di Fatima, che nel secolo scorso ebbe il privilegio di vedere la Madonna insieme con i suoi due cuginetti, Giacinta e Francesco, disse: “Da quando la Vergine SS. ha dato grande efficacia al S. Rosario, non c’è problema né materiale, né spirituale, nazionale o internazionale, che non si possa risolvere con il S. Rosario e con i nostri sacrifici”

Tutto si può cambiare con il Rosario. È una preghiera “onnipotente”, e chi lo ha sperimentato può testimoniarlo. È una catena che ci lega al Cielo, a Maria e a Gesù. È una via di santificazione. Rivolgiamoci quindi con fiducia alla più tenera delle madri, e le nostre vite saranno trasformate. Provare per credere.

Francesco Simone

One response

  1. Grazie Francesco per il tuo articolo. Ogni volta, voi ragazzi di Parusia, portate, con i vostri scritti, conoscenza, speranza, fede. Date la possibilità, a noi cattolici distratti ed ” ignoranti” (nel senso letterale del termine, non sapere) di arricchirci di nuove conoscenze che purtroppo non vengono spiegate ai fedeli, e di conseguenza, la fede stessa diventa un banale ripetersi di preghiere, atti, riti di cui non ne conosciamo quasi mai il significato. Sapere, conoscere, invece da la possibilità di riflettere, pensare e godere di ogni singola parola pregata, di ogni singolo rito, di ogni singolo atto.
    Grazie perché oggi ho appreso qualcosa che non conoscevo, almeno nel suo significato più profondo.

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