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La conoscenza falsa

Avete mai sentito parlare dello gnosticismo? Per gli storici si tratta di un fenomeno interessante ma anche tremendamente complesso da analizzare al punto da avere bisogno di un coffee break ogni 15 minuti quando lo studiano! Scherzi a parte, per intenderci lo gnosticismo è quella corrente di pensiero i cui membri vanno alla ricerca della “gnosi” ovvero della conoscenza perfetta. Fin qui nulla di strano, se non fosse che le correnti gnostiche si siano diffuse all’interno della Chiesa, rendendo necessario un chiarimento dottrinale.

Immaginate di vivere nell’impero romano del I-II secolo con il cristianesimo che si sta rapidamente diffondendo ma che è ancora sprovvisto di tutto il patrimonio teologico-dogmatico di cui disponiamo noi, con le singole comunità che devono affrontare problemi diversi, soprattutto a livello socio-culturale: ad esempio, mentre ad Alessandria d’Egitto c’è un forte influsso delle filosofie ellenistiche, ad Antiochia i cristiani sono in prevalenza ex-giudei e quindi hanno altre questioni da risolvere. Bene, in questo quadro variopinto e multiforme, s’inserisce lo gnosticismo. Sebbene a lungo gli storici abbiano concordato nel fissare la nascita degli gnostici nel seno del cristianesimo antico, oggi una nutrita corrente di pensiero fa risalire le radici dello gnosticismo nel mondo ellenistico o, addirittura, in quello babilonese. Non è importante tanto sapere quando nasca ma soprattutto dove voglia arrivare. Lo gnosticismo non è un fenomeno unitario ma si divide in diverse correnti con caratteristiche specifiche ma anche con elementi in comune. Il più importante riguarda la creazione del mondo: gli gnostici ritengono il mondo completamente corrotto perché creato da una divinità minore, il Demiurgo, altamente malvagia e rinnegata. Costui altro non è che il Dio dell’Antico Testamento per cui gli ebrei sarebbero un popolo “maledetto” al pari dei giudeocristiani che sono caduti nella stessa trappola. A questo Demiurgo si contrappone il Dio del Nuovo Testamento definito Eone, un essere perfetto ed eterno che ha generato Cristo e Sophia (lo Spirito Santo). Ma adesso viene la parte interessante: Gesù non è il Figlio di Dio bensì è un maestro che ha i poteri necessari per smascherare il Demiurgo malvagio ma può condividere questi insegnamenti solo con pochi eletti illuminati che giungono alla vera conoscenza, la gnosi per l’appunto. 

Ora vedete le grandi incongruenze tra la dottrina cristiana e quella gnostica. Gesù sarebbe in grado di sconfiggere il Male ma vuole condividere i suoi segreti solo con pochi. Mettendo da parte un attimo l’invito ecumenico lasciato da Cristo agli apostoli e contenuto in Matteo 28,19-20 che smentirebbe categoricamente la tesi gnostica (“Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo, insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo”), appare chiara la forte influenza tradizionale o, per usare un termine più conosciuto, “pagana” sulla corrente gnostica. Nel mondo ellenistico si diffusero diversi movimenti misterici ovvero nascosti, basati sull’iniziazione rituale, d’appannaggio solo di pochi eletti. Sebbene con ogni probabilità sia nato prima del cristianesimo, lo gnosticismo cercò di penetrare lì dove la nascente dottrina cristiana stava soppiantando la precedente cultura pagana, cercando di evitare il trionfo dei cristiani. La Chiesa reagì pesantemente con una serie di apologisti di grande spessore. Mentre alcuni compresero che il modo migliore per debellare il germe eretico fosse presentare chiaramente la dottrina cristiana, come fece Giustino Martire con le due Apologie, altri invece tacciarono implacabilmente lo gnosticismo come eretico, soprattutto Ireneo di Lione con il suo Adversus haereses o l’africano Tertulliano. Il punto più delicato era dimostrare che il Dio dell’Antico Testamento fosse lo stesso dei Vangeli, che Gesù avesse compiuto le profezie veterotestamentarie. Nello gnosticismo emergeva un forte antisemitismo. Marcione, ad esempio, radicalizzò il pensiero di san Paolo circa la giustificazione per fede arrivando a dire che il Dio implacabile e vendicativo degli ebrei non avesse nulla a che vedere con il Dio sommo e buono di Gesù. La verità era un’altra invece…

Ma per fortuna il tempo delle eresie e delle apostasi è finito… o forse no?

Proviamo a vedere quanto abbiamo appena letto con gli occhi della modernità. Come suonerebbe nel linguaggio di oggi la corrente gnostica? Forse si insinuerebbe che Dio, se esiste, non vuole il bene dell’uomo, l’uomo gli è indifferente, o forse lo odia. E allora noi dobbiamo scegliere la nostra via, perseguire la nostra strada e fare tutto ciò che vogliamo. Conoscere diventa provare qualsiasi cosa, ogni divertimento, ogni esperienza, non importa quanto nociva per noi e per gli altri, e questo non ci basta mai. Quelli che professano la fede in Gesù sono degli esaltati. E si arriva alla fine ad aggrapparsi a qualsiasi cosa pur di credere a una verità, qualunque essa sia. 

Forse così possiamo identificarci meglio con questa corrente. Quante volte l’abbiamo vista predicare, quante volte ne siamo stati partecipi, anche solo pensando che Dio non è Padre ma vuole il nostro male. 

E a volte capita di pensarlo, perché la volontà di Dio spesso è diversa dalla nostra e soprattutto siamo incapaci di capirlo. Gesù è venuto a parlarci di un Dio d’amore, allora perché la guerra, la malattia, l’odio, il rancore, i peccati? Ancor più profondamente, se Dio esiste, perché permette che io soffra? Non può essere lo stesso Dio di cui ci ha parlato Gesù, perciò Dio o non esiste o e malvagio.

Ma c’è una terza possibilità, quella che non adottarono gli gnostici e invece hanno conservato i cristiani di quel tempo: dialogare con Dio. Tante volte pensiamo che i grandi difensori della fede, i santi o i cristiani in generale abbiano avuto o abbiano tutte le risposte. Ma in realtà questo è un grande inganno. 

Chi ha fede non è chiamato a conoscere tutto, e tante volte ne capisce meno degli altri del piano di Dio, ma ha il coraggio di interrogare direttamente Dio su quel male.

Dire che Dio è cattivo ci dà una risposta semplice e veloce, e non è altro che un pregiudizio. Ne abbiamo parlato tante volte negli articoli di parusia: i pregiudizi sono una risposta semplice per evitare di entrare in relazione con qualcosa che quindi preferiamo dare come già conosciuta. Formuliamo il nostro giudizio, e smettiamo di ascoltare, forse perché, anche inconsciamente, sappiamo che interrogare Dio vuol dire essere chiamati ad attraversare quella sofferenza che patiamo, quel dolore che non vogliamo sentire. Ma se c’è una cosa che Cristo è venuto ad insegnarci è che il piano di Dio non è la croce ma la resurrezione. 

Allora ti invito, durante questa settimana, come al solito che tu sia credente o meno, a prenderti cinque minuti, sederti davanti alla croce e ad entrare in dialogo con Dio. Non interrogare te stesso, non darti risposte preconfezionate o gnostiche come: Dio non esiste, è cattivo o non mi risponde. Questi sono solo pregiudizi. E durante questa settimana, prova a leggere il libro di Giobbe, è breve e ti farà scoprire quanti frutti porta il coraggio di interrogare Dio personalmente. Se gli farai una domanda con l’animo disposto ad ascoltare, potresti stupirti di quanto in fretta tu possa udire la sua risposta, perché tu cerchi una risposta, Lui una relazione con te.

Emanuele DI Nardo e Antonio Pio Facchino

One response

  1. Come sempre ci aiutate a mettere in discussione il nostro pensiero. Grazie per questi spunti di riflessione e per il vostro impegno nell’affrontare argomenti tanto delicati con una semplicità e una chiarezza straordinaria. Avanti così, ragazzi!Ma

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