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Il leone, la pietra, la redenzione

Buona Pasqua a te che leggi! Cristo è risorto, la morte è vinta e il sole splende! E di cosa potremmo mai parlare noi se non del protagonista di questi straordinari eventi ossia il Redentore?

Se, come me, non avevate ben chiara la parola REDENZIONE, queste poche righe tenteranno di spiegarci qualcosa in più e avremo anche la partecipazione della guest star Aslan di Narnia!

COSA SIGNIFICA REDIMERE

Salvatore e Redentore sono tra gli appellativi o titoli che sentiamo particolarmente nel tempo pasquale. La parola redimeresignifica “comprare”, “riscattare” ed era il termine utilizzato quando ad uno schiavo veniva restituita la libertà. Ecco che la morte di Cristo sulla croce ci riscatta: siamo liberi, amati, rinnovati, redenti!

Ed era qui che mi cascava l’asinello, ai tempi in cui pensavo “ma riscattata da che? Io non mi sento schiava di nulla, faccio quello che mi pare, sono libera, quindi a che mi serve uno che dice che mi deve redimere se io non ne ho bisogno?” (faccina perplessa).

In verità, per essere consapevoli della liberazione, si deve poter riconoscere che quei braccialetti belli e tintinnanti che ho ai polsi si chiamano catene e perciò bisogna capire che significa nella storia della Salvezza la parola peccato.

QUALE PECCATO

Mi aprì un mondo lo scoprire che, in realtà, nella Bibbia con la parola peccato non si intendono una serie di trasgressioni o di regole raggirate, ma la parola è intesa nel senso di “mancare il bersaglio”: deriva dall’ambito sportivo e il riferimento è agli arcieri che sbagliavano il centro mandando la freccia altrove. Ecco, peccare significa mirare a tutto ciò che non ti porta verso Dio, ma altrove. Potremmo anche dire il contrario: quando pecco, io mi tolgo, mi decentro, dallo sguardo di Dio, faccio convergere la mia vita altrove.

E insomma non è che un giorno di infiniti anni fa, il Padreterno si è messo a stilare la lista dei comportamenti bon ton per entrare nel regno dei Cieli: qualcosa non è male perché lo ha deciso Dio, ma è male in quanto ti allontana da Dio. E hai presente un pesciolino che si allontana dal mare? Allontanarsi da Colui che è pace, pienezza, senso, verità… ti fa stare male, a te (rafforzativo voluto) perché non sei fatto per vivere troppo lontano da Chi è la Vita stessa (:

Tant’è vero che il buon Agostino disse “ama e fa’ ciò che vuoi”, non disse “beh osserva le regole, stai attento qui, fai meno lì..” ma AMA. E fa’ un po’ quello che ti pare! Perché quando è l’Amore che cerchi, che ti muove, che ti ordina e coordina, non fallirai mai il bersaglio!

COSA C’ENTRA NARNIA

Ma c’eravamo detti che avremmo parlato di Aslan! Il breve excursus era necessario, perdonatemi, ed è anche ciò che a un certo punto della sua vita si domandò l’autore delle suddette Cronache, C.S. Lewis, quando con l’amico Tolkien discuteva sulla redenzione e sul senso del sacrificio di Cristo e la croce, tema che lo aveva toccato particolarmente nella sua conversione e che Lewis stesso inserisce in una delle scene più significative del suo libro: Aslan che offre la sua vita per riscattare quella di Edmund, il ragazzo, il bambino, che per il suo tradimento avrebbe dovuto pagare il tributo alla Regina Bianca con la propria vita.

Dichiaratamente cristologico, il tutto rappresenta volutamente il sacrificio di Gesù che, innocente, offre la sua vita per riscattare noi, che di tanto in tanto lasciamo che la freccia scoccata dal nostro arco possa deviare il centro.

“Tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio” e la morte e resurrezione di Cristo ci ha liberati “essendo giustificati gratuitamente per la Sua grazia attraverso la redenzione che è in Cristo Gesù” (Rm 3,23-24).

Qualcuno ha affermato che tutti noi siamo un esercito di perdonati, tutti noi siamo stati salvati perché abbiamo avuto qualcuno che ci ha guardati con uno sguardo di amore, uno sguardo che diceva tu vali, tu vali la vita di Qualcuno di importante, perché sei prezioso per me, sei degno di stima e io ti amo” (Is 43).

Dice “un esercito”. Non un gruppo, un’aggregazione, un club, ma UN ESERCITO. Ecco perché dal giorno di quella prima Pasqua, possiamo gridare a voce alta che Cristo è vivo ed è Signore, perché un esercito corre, annuncia e lotta, affinché quella freccia possa deviare sempre meno e andare dritta al centro della vita vera e della piena felicità e affinché chi ancora sta tirando frecce al vento, possa accorgersi che c’è un Padre che sta amando e un Figlio che non smetterà mai di offrirsi e di risorgere, per te!

Ilaria Di Giulio

One response

  1. Direi quasi eccezionale e stupendo il modo con cui parli della Resurrezione e del peccato .Come ho detto già a qualcuno di voi ,con un linguaggio accessibile a tutti ,riuscite a trattare argomenti così profondi
    .Grazie e buon proseguimento

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