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Il gusto della competizione

Giorni fa ho seguito un seminario online, che si è aperto parlando dell’EMPLOYABILITY, ossia quel livello che definisce la tua OCCUPABILITÀ nel mondo lavorativo. Un seminario sicuramente interessante dal punto di vista formativo, che poi ha trattato anche tutte quelle che sono le skills da avere, le capacità da raggiungere per poter essere il più competitivi possibile.

Non è così insolito, direte voi, visto che praticamente il mondo intero e qualsiasi aspetto della vita tende verso quel lato fortemente intriso di business e marketing, e, di conseguenza tutto ormai ruota attorno all’essere competitivi, all’essere persone ambiziose perché sono proprio queste quelle vincenti.

Questo è ciò che vuole il Mercato, il quale piano piano ha imposto la sua squilibrata visione delle cose, come fosse l’unica verità da accettare e come l’unica strada possibile da percorrere: ottenere persone più competitive, creare più concorrenza, ricercare una sorta di perfezione lavorativa in modo tale da risultare più appetibili su ogni fronte. Tutto gira, tutto è centrato sul successo, sul denaro, sulla fama: questo è ciò che passa.

E allora più sarai pieno di competenze tecniche e ricco di soft skills, ancora più sarai competitivo, sarai appetibile e richiesto nel mondo del lavoro; per te, insomma, si aprirà la via spianata verso il prestigio ed il successo sociale. Comincia allora la gara e, come una volta stava nel terminare l’album delle figurine Panini; ora, allo stesso modo, consiste nell’accumulare quante più capacità possibili, nel depennare dall’infinita lista delle competenze tutte quelle che si possiedono. Una gara da affrontare in primis con se stessi e poi con gli altri… Chi la vincerà? Sicuramente non la nostra salute, alla lunga!

Scherzi a parte, in questo modo ovviamente s’instaura l’idea del “tutti contro tutti”, una sorta di gara di sopravvivenza darwiniana, nella quale vince il migliore e gli altri soccombono, sconfitti; di conseguenza chi vince domina il mercato, il mondo lavorativo, scolastico e via dicendo. Ad esempio, quanta competizione permea l’ambiente universitario? Senza scendere troppo nello specifico, quante volte, per la forte ed eccessiva competizione non si prestano, non si offrono appunti o altri materiali utili per lo studio? …Perché: MORS TUA, VITA MEA, giustamente no? In questa logica è competitivo chi vince gli altri, chi è contro gli altri; dove nella competizione bisogna schiacciare l’avversario.

Ma dovrebbe essere realmente così? E dovremmo educarci a questo? Forse no. E forse lo si è fatto già troppo e troppo a lungo, sbagliando. Proviamo, infatti, a ricordarci del significato etimologico della parola COMPETERE: essa deriva dal latino CUM PETERE, dove il verbo significa ‘chiedere, cercare, dirigersi verso’, e la preposizione significa ‘con, insieme’; in poche parole sta ad indicare il convergere verso un medesimo punto, il cercare insieme il modo per dirigersi verso qualcosa, per cercare la soluzione a un problema, per trovare la direzione giusta e percorrerla insieme. Possiamo renderci conto, allora, di quanto sia stato travisato e continui ad esserlo, il vero significato di questa parola che, in realtà, si trova ad essere molto più vicina ad un’altra parola presente nel nostro vocabolario: col-laborare, nel suo significato di ‘lavorare con’, ‘lavorare insieme’.

Ed è proprio di questo che ci parla indirettamente il gesto generoso di Adolfo Melendez, un ristoratore americano, proprietario del ristorante El Mezcal, nel Wisconsin; il quale ci fa riscoprire il vero senso del competere. Melendez, come la maggioranza dei ristoratori, ha subìto gravi perdite economiche, tuttavia, nonostante le difficoltà, ha messo in moto il suo gran cuore, decidendo ugualmente di aiutare economicamente altri bar e ristoranti del suo quartiere che stanno vivendo le stesse difficoltà a causa della pandemia in corso. 

Queste le parole del generoso ristoratore alla CNN: “Una grande percentuale di ristoratori se la sta ancora passando male a causa della pandemia. Se io aiuto una persona e questa persona ne aiuta un’altra e così via, i benefici delle nostre azioni saranno grandissimi.”

Melendez, che a sua volta beneficiò di 300 dollari di buoni regalo per la sua attività, ha ben pensato di voler fare lo stesso con altri locali che non se la stanno passando bene e, così, ha iniziato ad acquistare buoni regalo dai ristoranti locali, cioè da quella che è la sua concorrenza a tutti gli effetti, e a metterli in palio sulla pagina Facebook del suo ristorante per regalarli ai suoi clienti. In pratica chi vince, riceve una carta regalo da 20 dollari da utilizzare in uno di questi ristoranti locali. Così facendo, Adolfo Melendez, ha già speso 2000 dollari per aiutare le altre realtà locali e sta continuando a farlo; inoltre, c’è da aggiungere che il suo bellissimo gesto ha spinto alcuni di questi locali a replicare l’iniziativa con altri ristoranti.

Melendez, abbattendo i muri della competitività, ci ricorda la bellezza e l’importanza di agire, di fare, di muoversi, ma non da soli, bensì insieme; e questo in ogni tempo e in particolare ora, in un momento tanto difficile e duro… Dopotutto è più bello vivere il viaggio insieme, condividendo gioie e momenti meno felici, meno facili, per poi arrivare alla meta finale ancora uniti!

E come ci ricorda San Paolo nel passo della Prima lettera ai Corinzi, siamo membra unite di un solo corpo: “Molte sono le membra, ma uno il corpo. Non può l’occhio dire alla mano: «Non ho bisogno di te»; né la testa ai piedi: «Non ho bisogno di voi». Anzi quelle membra del corpo che sembrano più deboli sono più necessarie; e quelle parti del corpo che riteniamo meno onorevoli le circondiamo di maggior rispetto, e quelle indecorose sono trattate con maggior decenza, mentre quelle decenti non ne hanno bisogno. Ma Dio ha composto il corpo, conferendo maggior onore a ciò che ne mancava, perché non vi fosse disunione nel corpo, ma anzi le varie membra avessero cura le une delle altre.” (1Cor 12, 20 – 25)

Riscopriamo allora il gusto, il sapore vero della competitività, che è quello dell’essere tutti parte di un’unica cosa, di un unico grande corpo e, proprio in virtù di questo, collaboriamo, supportiamoci, sosteniamoci, abbiamo cura gli uni degli altri nella misura in cui possiamo. Scopriremo così un sapore tutto nuovo ogni giorno, in ogni situazione che viviamo, perché la viviamo insieme, uniti!

Erika Centurione

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