Donne alla conquista del Cielo

Maria, Monica, Caterina, Teresa … sembrano nomi comuni, normali. Ed invece sono i nomi di alcune delle persone più importanti della storia. Sono nomi di donne uniche, che hanno ispirato e continuano ad ispirare milioni di persone. Pur senza diventare CEO di nessuna grande azienda, o capi di stato, il loro impatto nel mondo è stato decisivo, e le ha portate a conquistare la meta più ambita: il Cielo.

Spesso sentiamo la tesi secondo la quale la Chiesa sarebbe “un’organizzazione alquanto maschilista e misogina, in cui le donne sono relegate ai margini e sopraffatte dagli uomini”. Per i miei studi letterari e storici posso affermare con profonda convinzione che questa opinione sia sostanzialmente frutto di un pregiudizio e di una visione superficiale. È innegabile che la Chiesa sia stata strutturata da Gesù su 12 uomini, che hanno ricevuto il potere di trasmettere ad altri uomini il loro ministero. Ma quale struttura umana è nata da un Dio che chiede ad una donna di collaborare con Lui? Quale Dio ha avuto bisogno di una madre, del suo amore e delle sue cure? La grandezza di Maria è nota, eppure ogni volta che si parla di Lei non si può far altro che stupirsi della sua figura. Un’umile ragazza di uno sperduto paesino della provincia più dimenticata dell’Impero… è diventata la Regina del Cielo e della Terra. E l’ha fatto mettendo a frutto tutta la sua femminilità: l’amore e la cura per la famiglia che solo una donna può dare, la forza e la fede che sotto la croce le hanno dato il coraggio di resistere mentre gli uomini erano fuggiti, la tenacia nel far bene anche le cose più piccole e più quotidiane. Quanto è grande Maria. 

E che dire di una giovane donna romana che sopportò con amore, pazienza e forza eroici prima l’ira e i tradimenti del marito e poi la “vida loca” del suo figlio maggiore, Agostino? Monica, lungi dallo scoraggiarsi, lottò con grande forza per la sua famiglia: preghiera e azione furono le sue armi. La preghiera incessante, portata avanti per moltissimi anni, per intercedere per suo marito Patrizio e per suo figlio; l’azione, che era in profonda consonanza con quanto chiedeva in preghiera, fatta di gesti amorevoli e mai vendicativi. Non esasperò la sua situazione, ma amò e perdonò il marito ed il figlio nonostante tutto. Consapevole dell’importanza delle nozze e della famiglia, si spese con tutte le sue energie per vivere santamente la sua vocazione, uscendone vittoriosa: Patrizio, pagano, fu battezzato, e Agostino divenne uno dei santi più luminosi della storia della Chiesa. Un uomo probabilmente si sarebbe arreso. Una donna no.

In un’epoca in cui gli uomini sembravano aver dimenticato il messaggio evangelico, la vocazione alla santità e la fedeltà alla chiamata del Signore, perché ottenebrati dalle lotte di potere e dal timore di altri uomini, solo una persona, una donna, si permise l’ardire di ricordare al papa la sua missione ed il suo posto, cioè Roma. Caterina, donna senese illetterata ma con un cuore grande e innamorato, ha lottato prima contro la sua stessa madre per vivere la verginità e la totale adesione a Cristo, e poi, come se non ci fosse altra cosa più importante al mondo, lottò con forza perché il papa tornasse da Avignone, dove era praticamente un suddito del Re di Francia, a Roma. Indirizzò lettere di fuoco al “dolce Cristo in terra” perché mettesse fine a quella specie di esilio e tornasse lì dove è il posto di Pietro. Si spese in prima persona per questa missione, superando pregiudizi e facili ironie. Forza e amore, tenerezza e tenacia. Così questa donna riportò fisicamente “Pietro” a Roma.

Non fu una passeggiata neanche lottare contro le chiusure e la rigidità del mondo indiano, in cui la millenaria divisione in caste e il rango inferiore riservato alle donne ed al cristianesimo in particolare erano dei must difficilmente scalfibili. Quante volte Agnese di Skopje, nota al mondo come Teresa di Calcutta, si sarà sentita dire di smetterla di accudire “gli intoccabili”, quante volte le sarà stato intimato con la forza di non continuare a diffondere quell’amore per cui anche i moribondi esalavano l’ultimo respiro finalmente amati, dopo una vita da emarginati. E quante volte lei si sarà opposta, convinta che aiutare “i più poveri dei poveri” fosse la cosa più importante da fare, sfidando critiche, ostilità ed anche atti di violenza. Lei ha mostrato ad un mondo sempre più abituato alla sofferenza ed indifferente ad essa che occhi, mani e cuore devono essere animati dall’amore, per garantire a tutti, soprattutto agli ultimi, dignità e affetto. Il Nobel per la Pace vinto dimostra che ha il suo esempio ha fatto “rumore” e ha scosso le coscienze. La sua opera continua grazie alle sue suore, attive ora in numerosi paesi di tutti i continenti.

Vi confesso che queste donne e le loro esperienze mi entusiasmano molto. Donne che hanno messo in campo la loro femminilità, quelle peculiarità senza delle quali il mondo sarebbe un luogo più povero e triste, al servizio del Regno. Hanno “sfidato la storia” rimanendo loro stesse, o meglio, divenendo la versione migliore di loro stesse. E tu, donna che leggi, dove puoi fare la differenza? Come puoi mettere a frutto i tuoi talenti per cambiare il tuo mondo? “La donna è armonia, poesia e bellezza: senza la donna non c’è armonia”, ci ricorda papa Francesco. Portare nel mondo armonia, poesia e bellezza: un compito che solo tu, donna, puoi svolgere al meglio, diventando la versione migliore di te.

Francesco Simone

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