Categories:

Mass media tra libertà di parola e blasfemia? Il cristiano e la vera rivoluzione

Prima di cominciare: ce li hai 5 minuti per leggere? È un po’ lunghetto, ma sono 5, provare per credere!

Dunque! Il 71° Festival non è neanche terminato, che tra gli applausi e le ovazioni, non sono mancate le consuete polemiche. Stavolta, tra le varie voci, anche quella di ecclesiastici (e non) che hanno pubblicamente posto l’accento sulla blasfemia e la mancanza di morale che ha calcato l’inveterato palcoscenico nazionale. Lasciamo da parte l’estro creativo dei presunti artisti in questione (ci scriviamo il prossimo articolo), il tema delle suddette denunce rappresaglie, ci offre lo spunto per toccare un tema diffusissimo e ricorrente, tanto da sollevare non di rado riprovazioni e richiami non solo dalle fila ecclesiastiche, ma anche dagli osservatori e custodi di quello che una volta (lo dice sempre la nonna!) si chiamava il buon costume e la moralitàO tempora o mores! Si metterebbe le mani nei capelli Cicerone, ma lungi dall’essere già da queste prime righe etichettati di bigottismo(vedere sul dizionario per evitare usi impropri), andiamo a esplicare il nocciolo della questione concentrandoci sul che cosa è considerabile bene, buono, costruttivo, valido e non offensivo da poter passare in tv?

I mezzi d’informazione e di divulgazione hanno da sempre il grande supersfruttato o talvolta sottovalutato potere di influenzare le coscienze: non solo informano, ma anche formano o contribuiscono a formare il pensiero comune, come si deve o come è accettabile, consigliabile, opportuno guardare a una data cosa, come il mondo si sta relazionando a un determinato fatto X. Queste fonti hanno, chi più chi meno, sempre una certa autorevolezza: il “lo ha detto la tv” o “l’ho letto su Internet” che tanto ci fanno sorridere nei meme, permeano le nostre menti e le nostre opinioni riguardo al mondo.

Ecco perché è particolarmente importante stabilire una linea di ciò che può passare e ciò che invece è da evitare. N.B.: non parliamo di esplicita approvazione o condanna, bensì di un processo più sottile. Gli studi sociali ci dicono che il tacito assenso di una comunità/gruppo è uno dei modi migliori per lasciare che una cosa possa affermarsi e prendere piede. Nel pratico stringato: se il mio compagno di classe utilizza il cellulare mentre la prof spiega e lei non dice nulla, posso amabilmente dedurre che va bene utilizzare il cellulare in classe mentre la prof spiega. Forse lo farò anch’io domani; dopodomani anche gli altri due compagni in prima fila; la settimana prossima nessuno ascolterà più la prof perché impegnato nell’abbronzatura facciale da smartphone. 

I media sono quindi veicolo del pensiero comune che non sempre è positivo nei riguardi di determinati argomenti o categorie. Abbiamo notato tutti come sia sparita la comicità che poneva accenti stereotipizzanti sulle donne VS gli uomini; eppure tutti ricordiamo le barzellette dei famosi programmi televisivi che facevano ridere pubblico di ambo i sessi. Non vengono trasmessi più film in cui temi quali razzismo, violenza nei confronti delle donne o loro strumentalizzazione, erano il filo conduttore; hanno censurato persino “Via col vento” e ci sono pellicole o canzoni che addirittura, ho letto, potrebbero essere considerate quasi incostituzionali in certi Paesi! Questo perché con il cambiare dei tempi, il modificarsi delle culture tutto può essere riletto e riconsiderato e, come è giusto che sia, cambiato: molte delle libertà di cui oggi possiamo godere sono frutto delle difficili lotte di chi non di rado ha dato la vita per ottenerle, come il suffragio universale, la lotta contro il razzismo e l’apartheid, l’istruzione per tutti, lavoro e salario dignitoso, l’abbattimento delle barriere architettoniche e tante tante altre conquiste portate avanti da uomini e donne coraggiosi. Insomma, ogni categoria minoranza (così si definiscono in sociologia) nel tempo si è fatta sentire ed ha alzato la propria voce per vedersi riconosciuti dalle maggioranze (da quel “è normale che sia così”) diritti e rispetto; e da quando esistono, i media hanno avuto, in particolare con l’avvento della tv, un ruolo fondamentale nella trasmissione del messaggio.

Andiamo a considerare la categoria offesa nel caso di cui stiamo parlando oggi: i cristiani. Nel caso specifico delle irriverenze nei confronti di Dio e la fede dei credenti, tutto quello che abbiamo scritto finora sembra, da secoli, un altro paio di maniche.

I cristiani sono da sempre perseguitati per la loro fede. Non sono eccezioni le notizie di attentati contro i cristiani in Medio Oriente, ma non bisogna andare troppo lontano per sentire di offese e insulti alla Chiesa e ai suoi membri. Che fare? Non parliamo di bigotteria, parliamo del fatto che ogni pensiero, ogni idea o appartenenza di qualsiasi essere umano, deve poter essere rispettata, accolta e non derisa o sbeffeggiata. Leggevo il post di una mia cara amica christian-influencer che tra il serio e il faceto diceva più o meno “com’è che io devo rispettare tutte le ideologie del mondo e tu invece a me mi puoi sputare in faccia se dico di essere cristiano, eh?!”

Bene, l’idea di fondo che molti potrebbero avere è esattamente questa. E le cose sono effettivamente un po’ complicatucce. A supportare (lo dico con filiale ironia) la situazione, c’è sicuramente quell’indicazione, quell’ N.B. lasciatoci da nostro Signore che ha detto “Beati voi, quando vi insulteranno e vi perseguiteranno e, mentendo, diranno contro di voi ogni sorta di male per causa mia” e continua pure: “Rallegratevi ed esultate, perché il vostro premio è grande”! (Mt 5,11-12)

Hai capito! Ma del resto cosa ci si poteva aspettare da Colui che non sottrasse il suo volto a chi lo scherniva?

Se è sacrosantamente vero che essere cristiano vuol dire essere come Cristo e aderire a Lui, al suo esempio e alla sua vita con la mia vita, è altrettanto fortemente vero che Gesù Cristo ha saputo sapientemente e prontamente rispondere al male e a ciò che non andava, quando ce ne è stato bisogno: Colui che si è lasciato crocifiggere, è lo stesso che non ha taciuto quando è stato il momento di appellare “razza di vipere, ipocriti” e “sepolcri imbiancati” dottori della legge e farisei. È lo stesso Gesù che non si è risparmiato di fare una frusta di corde per ribaltare i banchi dei mercanti al Tempio. È lo stesso Gesù che nell’invettiva contro Gerusalemme non ha risparmiato parole di biasimo per chi stava brancolando nell’ipocrisia.

Caspita ecco la soluzione! Mettiamo su un’armata di nuovi crociati e andiamo a protestare di fronte al Parlamento! STOP STOP STOP! Spade e roghi non servono a nulla se non a svilire il messaggio reale di Cristo. 

Infatti, ogni volta che Cristo ha parlato duramente, non è stato mai per motivo di orgoglio o perché i farisei gli avevano fatto venire la luna storta. 

Se parlate, parlate per amore; se tacete, tacete per amore. Chiaro il concetto, no? Per amore, non per me, perché tipo mi hanno fatto fare la figura del bigotto, ma per Amore.

E Agostino, autore di quelle parole, questo lo sa bene, proprio lui che si era trovato a combattere contro il manicheismo e contro le eresie del suo tempo, lui che ha condotto una battaglia instancabile senza risparmio di colpi per difendere la Verità; lui come altri santi, Antonio da Padova, Paolo, Ireneo, Leone (di nome e di fatto!) e tanti altri che non hanno taciuto ma hanno dato testimonianza! Ecco la chiave di svolta: non guerriglieri ma TESTIMONI! 

Questo fu l’esempio di Cristo: al credente non preme tanto il difendere sé stesso dalle offese perché egli sa in Chi ha riposto la sua fiducia! E sa anche una cosa forse un po’ più triste, cioè che coloro che bestemmiano e tentano di screditare Dio non fanno del male a Dio (figuriamoci, tra l’altro ha già pagato in croce!) ma fanno del male a loro stessi. “Tutta questa moltitudine di offese non è che goccia d’acqua in un braciere ardente”, diceva santa Teresa. E l’anima ha sete del Suo creatore, ancora di più quando le si sottrae l’acqua viva.

Porgere l’altra guancia, quindi, non vuol dire propriamente restare muti di fronte all’innalzarsi del vessillo della menzogna: nulla ci esime dal testimoniare, col fuoco dello Spirito e con l’ardore di figli, la Verità e come stanno esattamente le cose, e ciò significa avere la sapienza, il coraggio e l’ardire (+ l’ardore) di testimoniare sempre per difendere non me stesso nel mio orgoglio, ma la Verità sopra ogni cosa (hai capito i martiri?).

Talvolta questo può significare rendersi vulnerabili o tacciati di bigotteria agli occhi del mondo, può significare andare controcorrente e sentirne il peso, può significare alzare la voce tra la folla; oppure al contrario può significare restare in silenzio perché la Verità parlerà da sé. In ogni situazione, in ogni cosa, niente paura di dare testimonianza. Lo Spirito suggerisce sempre al momento debito la strada per la Giustizia. Non roghi e crociate, ma testimoni ardenti e coraggiosi! E con San Paolo puoi ben dire ad alta voce e a te stesso “SO in CHI ho creduto, in Chi ho riposto la mia fiducia!”.

Ilaria Di Giulio

No responses yet

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.