Benedetto XVI, la lezione d’amore di un vero padre 

«Francè, hai sentito del papa?» mi chiede mia madre al telefono, con tono strano e cupo,  in una soleggiata mattina di febbraio. «No, cosa? È morto?», rispondo io. «No, si è dimesso». Passa qualche istante prima di capire; un papa si può dimettere? Non si dimettono solo i presidenti degli stati o i ministri? «Dimesso??» ripeto io, stupito e tramortito al tempo stesso. La risposta è affermativa. Accendo la TV e la notizia è l’apertura di tutti i TG e di tutti i canali all news. Questa la mia personale esperienza dell’11 febbraio 2013, quando Benedetto XVI annunciò al mondo le sue dimissioni da Pontefice della Chiesa Cattolica. Da quel febbraio sono appena trascorsi otto anni.

Lungi da volermi autocelebrare, ho riportato la mia esperienza perché credo simile, nella reazione di stupore e di shock, a quella di molti che, da quel giorno di febbraio, hanno dovuto adattarsi ad una situazione nuova, con tutte le domande e le inquietudini del caso. Io vissi quel mese di febbraio, fino al 28, giorno in cui le dimissioni divenivano operative, con grande smarrimento. Benedetto XVI era un punto di riferimento, era il papa della mia adolescenza e della mia gioventù, un papa di cui avevo vissuto tutti i momenti. E all’improvviso, con un atto rivoluzionario e assolutamente inatteso, si faceva da parte. Ho parlato di situazione nuova perché l’istituto delle dimissioni del papa, benché previsto, era inutilizzato da secoli: l’ultimo papa che rinunciò all’incarico di Vescovo di Roma fu Gregorio XII, nel lontano 1415, in una situazione molto differente (c’era in quel caso un vento di scisma che le dimissioni del pontefice attenuarono). Benedetto XVI non rinunciò per problematiche politiche, ma per “ingravescentem aetatem”, cioè per “età avanzata”; il pontefice tedesco ritenne inconciliabili le sue condizioni fisiche con la necessità di una guida sicura per la Chiesa. Una motivazione spirituale quindi, di grande libertà e di grande amore per il popolo di Dio. Non ritenendo di poter servire la Chiesa come necessario, papa Ratzinger si è fatto da parte. Ha anteposto il bene di tanti suoi figli al suo. Conosceva la “gravità” del suo gesto, le grandi polemiche che avrebbe suscitato la sua decisione. Ma è andato fino in fondo. 

“Il Signore mi chiama a salire sul monte, a dedicarmi ancora di più alla contemplazione. Questo Non significa abbandonare la Chiesa. Anzi”. Queste parole, pronunciate nel suo ultimo discorso pubblico, suscitano tante riflessioni e tante domande anche a noi che viviamo la vita quotidiana nel lavoro, nello studio, nella famiglia, in tutte le realtà in cui ci muoviamo: metto sempre il Signore in tutte le scelte che faccio? Cerco il mio bene o quello degli altri? Sono disposto anche a soffrire e a non essere compreso pur di portare avanti il bene che ho visto e deciso di abbracciare? 

La scelta di Benedetto XVI è stata infatti una scelta d’amore, una scelta da vero padre. Un padre pensa principalmente al bene dei suoi figli e non al proprio, sa quali scelte fare per il bene di tutti, anche se difficili, e sa anche quando farsi da parte, perché sa che al proprio figlio forse è più utile camminare su vie diverse dalle proprie. Non rimanere “incollati” al proprio posto, dunque, ma cambiare e camminare ovunque lo Spirito voglia indirizzare. Da Giuseppe, falegname a Nazareth, a Joseph Ratzinger, papa della Chiesa Cattolica, il marchio del padre e del pastore è ben evidente. San Giuseppe non cercò mai la sua comodità, ma si prodigò in tutto per Maria e per Gesù, il suo mondo. Custodì il germe della Chiesa che stava nascendo. Operò scelte coraggiose, a volte difficili anche per se stesso, ma rimase sempre fedele a quel Dio in cui riponeva tutta la sua speranza, a quella sua missione speciale che gli era stata affidata dall’Alto, al desiderio di servire con tutte le sue energie i doni più grandi che il Padre potesse donare ad un uomo. E così ha fatto anche Benedetto XVI. Si è messo in disparte, ad offrire quello che poteva: non più il “governo” della Chiesa, ma la sua preghiera per Essa. Preghiera che è stata esaudita con l’arrivo di un nuovo papa molto energico che tanto bene ha fatto e sta facendo per il popolo che Dio gli ha affidato. Benedetto XVI ci ha mostrato il vero amore, quello di cui parla San Paolo, quello che “non cerca il suo interesse”, quello che antepone gli altri a sé. L’amore vero per cui vale la pena dare tutto se stesso, senza cercare nulla in cambio. L’amore che dà senso e sapore alla vita. Per i tuoi insegnamenti, ed anche per questa enorme lezione di amore, grazie, Papa Benedetto.

Francesco Simone

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