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Perché hai bisogno di un segno

Stamattina facevo il mio solito giretto su Instagram quando la mia attenzione si sofferma su un post di una pagina interessante che notava una cosa del Vangelo di oggi con cui spesso abbiamo a che fare costantemente nella nostra vita di relazione con gli altri e con Dio: il bisogno di conferma.

Parola alla mano, leggiamo il passo di Marco 8,11-13: gli irreprensibili e rigorosi farisei vanno a discutere con Gesù “chiedendogli un segno dal cielo per metterlo alla prova”. Chi ha scritto il post ha osservato:

“Tutti cerchiamo segni, rassicurazioni dall’altro perché abbiamo necessità, paura di non essere amati o addirittura abbandonati. Non è sbagliato chiedere una rassicurazione ma è importante il fine (…). Molte volte non è facile comunicare e giriamo la frittata chiedendo una dimostrazione. Il fine della richiesta deve poter essere il mio bisogno e non il test di prova a cui sottopongo l’altro. Forse se i farisei avessero detto Gesù facciamo fatica a credere, abbiamo bisogno che tu ci aiuti, l’epilogo sarebbe stato diverso” (@fidandosi).

Mi piace riportare la riflessione (la saggezza va condivisa!) e approfondire, se possibile, ancora di più quest’argomento. Partiamo dal presupposto base: chiedere conferme non è sbagliato. Non è sbagliato nemmeno mettere in dubbio qualcosa o qualcuno; siamo stati “progettati” per riconoscere e cercare sempre la Verità, è umano e vitale il nostro bisogno di cercarla. È umano e filiale il bisogno di essere confermati da qualcuno.

Apri la Bibbia: è piena di gente che chiede continuamente a Dio segni! Potremmo citarne centinaia, dal servo di Abramo che chiede un segno per riconoscere al pozzo la moglie per Isacco, ai vari profeti e protagonisti diversi a cui Dio stesso dice che darà un segno, cioè una traccia visibile, qualcosa di concreto e inequivocabile per cui tu possa dire “è vero, è questo, è così!”. 

Anche Gesù chiede conferma al Padre: il momento del suo battesimo al Giordano è la conferma inaugurale, possiamo dire, mentre quella “finale” sarà nell’orto degli ulivi e da lì inizia la Passione. Gesù chiede conferma anche per i suoi, conosce questo bisogno viscerale dell’uomo, Lui stesso l’ha provato, mai ci negherà lo sguardo di approvazione che chiediamo.

Ora a quei farisei di cui parlavamo prima, la conferma è stata negata; abbiamo già visto che in cuor loro non cercavano una risoluzione ai loro dubbi o di appagare il bisogno di certezze, ma cercavano prove a favore della loro tesi diffidente. Possiamo dubitare di tante cose ma quando mettiamo in dubbio Dio stesso, lì ci scontriamo con un nulla di fatto. Perché? Perché in fondo non stiamo chiedendo davvero la Sua presenza; vogliamo correre ciechi verso il dirupo che ci siamo immaginati da soli. Succede lo stesso quando accusiamo qualcuno che per noi è significativo di qualcosa che appartiene ai nostri giudizi o pregiudizi, senza essere aperti a conoscere davvero la realtà. Lo sappiamo bene perché lo facciamo: abbiamo paura. Timore di scoprire che non ci stiamo sbagliando, paura di essere delusi, di vedere con quali occhi ci vedono gli altri, che non ci piacerà l’immagine che qualcuno può darmi di me…di scoprire che siamo tutti umani

Nell’atteggiamento di Gesù c’è la svolta: l’unico sguardo che ti può dare conferma è quello del Padre; quando si mette in dubbio Dio, ci si fa del male, stai chiudendo gli occhi all’unica luce che illumina in modo giusto ciò di cui hai bisogno. E sai cosa c’è di male nel conoscere la verità? Niente! Anzi. La verità ti rende libero. Forse triste, a volte, ma spezza le catene dei tuoi falsi pregiudizi. 

E il Padre appagherà sempre il bisogno che hai di sentire la sua mano che ti conferma, che ti rassicura, che t’indica la via: segui fino in fondo questo bisogno, non resterai deluso!

Ilaria Di Giulio

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