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C’è sempre Luce dietro la collina

Due settimane fa aveva luogo l’insediamento di Joseph Robinette Biden come 46° Presidente degli Stati Uniti d’America. Una cerimonia diversa da tutte le precedenti: avvenuta, infatti, in un momento complesso e in uno scenario del tutto particolare; in un momento di crisi e in un tempo di insicurezze e difficoltà, non solo a livello politico ed economico, ma anche sanitario, sociale e più prettamente umano, oserei dire.

A chiusura di tutta la lunga ed estenuante corsa della campagna elettorale, caratterizzata da accesi scontri e colpi di scena, troviamo l’ultima violenta azione dello scorso 6 gennaio: una protesta attuata dai sostenitori di Trump per contestare il risultato delle elezioni presidenziali nell’assalto a Capitol Hill, di cui tutti ne conserviamo delle immagini ben vivide. Si è trattato dell’ultimo atto di un mandato fatto, per lo più, di terrore e violenze. 

L’America ha attraversato tempi difficili e momenti bui, ma è giunto un nuovo tempo. Una nuova speranza è sorta oltre la Collina, nel cuore degli americani. 

20 gennaio 2021: Joe Biden presta giuramento davanti una platea che apparentemente risulta vuota, ma che nasconde, dietro gli schermi collegati in diretta, non solo la nazione americana al completo, ma il mondo intero, incollato per non perdere neanche un minuto dell’insediamento.

Una cerimonia che si svolge in tutta semplicità ma che è piena di significato. E nel corso del suo svolgimento, una nuova voce risuona in tutta la sua giovane forza: è la voce di Amanda Gorman. 

Amanda è una giovane poetessa statunitense di origini afroamericane, cresciuta in una nazione che promette tanto, ma che sotto molti aspetti risulta davvero dura.

Il 20 gennaio, Amanda Gorman, si è rivolta a quanti erano in ascolto; la sua voce ha abbracciato tutta la nazione, è riecheggiata in ogni angolo del Paese, toccando milioni e milioni di persone.

Chi avrebbe mai pensato che una “magra ragazza afroamericana, discendente da schiavi e cresciuta da una madre single”, sarebbe salita sul palco del Campidoglio, ad accompagnare con le sue parole il nuovo presidente e a richiamare forza e speranza per quanti ancora le vedono lontane e spente!

Probabilmente questa poesia risulta così bella e potente perché in essa si agita di tutto, tutto il bene e più ancora tutto il male del suo mondo, che lei più di altri – giovane, donna, afroamericana – porta su di sé. La sua poesia, però, non si rivolge solo agli americani, ma a quanti sono aperti e disposti ad accoglierla. 

Leggiamola bene: riguarda tutti noi. Sono parole che non vogliono nascondere la realtà. Amanda non sorvola minimamente quello che l’America ha vissuto nelle settimane precedenti e negli ultimi anni: difficoltà ed errori che hanno avuto la capacità di creare solamente più divisioni e crepe tra la gente e nella nazione. Una nazione che, contrariamente a quanto si potrebbe pensare, non risulta essere spezzata, ma semplicemente non conclusa e che da lì, da quelle imperfezioni, può ripartire se vuole farlo, se ci crede.

Amanda non vuol nascondere le ombre che molto spesso viviamo, le ombre che ci attorniano o che viviamo intimamente: le fatiche, le paure, il dolore, la stanchezza e le incertezze. E invita ciascuno di noi a fare altrettanto con le nostre piccole o più grandi aspre verità: di non negarle, di non cancellarle, ma da queste stesse debolezze ed asprezze ripartire! Ricostruirci e riconciliarci, con noi e tra di noi.

Una poesia che parte dalle imperfezioni, dalle ombre, dal passato pesante che non ancora si dirada, per andare oltre, per muoversi verso una nuova realtà che aspetta tutti coloro che scelgono di volerla raggiungere. Questa poesia vuole accompagnarci verso la verità che spunta oltre le difficoltà che ci sono e ci saranno nel cammino di ogni giorno, ma che raggiungeremo se avremo il coraggio di affrontare la salita, se avremo il coraggio di andare oltre la collina. Se avremo il coraggio di volgere il nostro sguardo oltre il passato, oltre le debolezze. 

Ma soprattutto, se avremo il coraggio di “abbassare le braccia lungo i fianchi”. Se avremo il coraggio di fare questo, ci daremo l’un l’altro la forza necessaria per raggiungere la meta, per riparare le crepe, ricostruire e finalmente approdare ad un futuro più pieno e luminoso. Potremo sfiorarci e riconoscere che l’altro non è così diverso, che le differenze ci permettono di proseguire sulla stessa strada, affrontando insieme le sfide. Troveremo nell’altro un amico, un compagno di viaggio. E allora, con un po’ di stupore, avremo la certezza che nessuna ‘catastrofe’ può avere la meglio su di noi. 

“Se useremo la misericordia assieme al potere, e il potere insieme al diritto, allora l’amore sarà il nostro solo lascito”.

Amanda ci canta una nuova alba. Forse ora non la vediamo bene, ma c’è, lì dietro. Dietro le fatiche e gli sforzi, dietro la perseveranza di continuare nella strada della misericordia invece di scegliere la via più facile. C’è la speranza. È già qui, scegliamola insieme! Scegliamola per la nostra vita, per i nostri rapporti, per il nostro paese. 

Scegliamo di metterci in cammino ancora, di alzare lo sguardo oltre il grigio spessore del ‘non cambierà mai nulla’. Scegliamo di non arrenderci, di camminare fianco a fianco.

«Perché c’è sempre luce
se siamo abbastanza coraggiosi da vederla
se siamo abbastanza coraggiosi da incarnarla».

Erika Centurione

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