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Rimanere umani: la vera giustizia

Il sistema giudiziario, fin troppo spesso, presenta vicende di malagiustizia. Se andiamo a ben guardare, infatti, svariate sono le storie di cattiva gestione e di negligenza, storie di errori giudiziari, come nel caso di Jarrett Adams. La sua storia appare ai limiti dell’incredibile.

Anno 1998: siamo in America, e più precisamente, nello Stato del Wisconsin, dove il giovanissimo Jarrett, appena diplomatosi al liceo, si imbuca ad una festa universitaria insieme a due suoi amici.

Tre settimane dopo venne prelevato dalla sua abitazione con l’accusa di aver stuprato una ragazza, proprio durante la festa alla quale aveva partecipato.

Il diciassettenne Jarrett fu processato, ma subì una grave discriminazione razziale, lui, giovane afroamericano. La giuria lo considerò colpevole ancor prima di iniziare il processo.

 Venne estradato dal suo Stato affinché gli fosse impedita un’adeguata assistenza legale, ma non solo: il testimone di Jarrett, che avrebbe potuto scagionarlo definitivamente, non venne mai ascoltato.

Ingiustamente, Jarrett fu giudicato colpevole in modo unanime dalla giuria, che decise di basarsi sul colore della sua pelle più che su tutte le prove e le verità del caso.

Un chiaro esempio di malagiustizia: un ragazzo innocente, condannato a 28 anni di reclusione a causa dei pregiudizi che ruotavano attorno alla sua figura.

Ora, molti sono i temi che potrebbero essere affrontati a partire da questo episodio, ma vorrei che ci soffermassimo a guardare un aspetto ben preciso di questa storia: il meraviglioso modo che Jarrett ha avuto nel reagire alla durissima ingiustizia che gli è stata inflitta.

Jarrett nel suo profondo è riuscito a rimanere se stesso e, magari, è stata proprio questa la sua fortuna, la sua buona stella. Non si è lasciato prendere, non si è lasciato trascinare dal vortice di rabbia e dolore che la condanna e la nuova situazione, nella quale egli stesso si ritrovò catapultato, avevano sprigionato e che, al contrario, avrebbe imprigionato qualsiasi altra persona si fosse trovata nella sua stessa situazione.

Durante i lunghi anni di reclusione, Jarrett riuscì a rimanere lucido, incanalando frustrazioni ed ogni sorta di sentimento negativo. Rimase protagonista della sua vita, senza mai diventare vittima del tempo né dell’odio; mise a frutto i suoi anni di reclusione, scegliendo di iniziare a leggere tutti i libri di legge che aveva a disposizione. Analizzò e studiò numerosi casi, ed uno in particolare lo colpì: un caso che venne discusso davanti la Corte Suprema, in cui veniva affermato il diritto costituzionale di venir difesi efficacemente durante i processi. Un diritto che, Jarrett capì, gli era stato negato. Entrò in contatto con un’associazione che si occupa della difesa di quanti sono accusati ingiustamente – il Wisconsin Innocence Project – e con Keith Findley, avvocato e parte attiva di questa associazione.

Grazie a loro, si ricorse in appello: la sentenza del ragazzo venne ribaltata e lui venne prosciolto da ogni accusa.

Dopo essere stato liberato nel 2007, Jarrett intraprese gli studi di Legge; desiderava con tutto se stesso riscattarsi, ma sempre accogliendo tutto ciò che gli era successo e ciò che la vita gli riserbava ancora. Nel 2016, una volta conclusi i suoi percorsi di studi, venne assunto come avvocato proprio dall’Associazione che lo aveva aiutato con il suo caso. Da allora, egli è al fianco di tutte quelle persone che, come lui, hanno subìto ingiustizie giudiziarie. Rappresenta la voce di chi non ha voce, di chi non ha la possibilità di difendersi in modo equo e giusto.

Jarrett Adams è anche un grande esempio di resilienza e di servizio a favore di molti.  

Tutti noi ci troviamo a vivere situazioni che possono essere simili a quella di Jarrett; ossia, trovarci davanti a grosse ingiustizie che la vita ci riserva. Ma guardando la sua storia, possiamo tentare anche noi di spingerci oltre. Proviamo ad accogliere le difficoltà che ci capitano, traendone il meglio. Incanaliamo tutte le nostre forze nella giusta direzione e rimaniamo noi stessi; non lasciamoci cambiare in peggio, non facciamoci spegnere dalle vicende negative, dalle difficoltà. Rimaniamo chi siamo e spingiamo per dare il nostro meglio.

 Non solo! Ci troviamo anche a vivere vicende nelle quali ricopriamo, in modo alterno, entrambi i ruoli: quello di accusatore,  di giudice e quello di accusato, di giudicato. Anche in questo,  la storia di Jarrett è fonte di ispirazione: ci spinge ad andare sempre nel profondo, in ogni situazione. Allora, non rimaniamo in superficie, alla freddezza dei pregiudizi. Non diventiamo succubi della giustizia. Non agiamo ad ogni costo nel suo nome. Restiamo umani.

Erika Centurione

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