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Quando a vincere sono i numeri zero.

Da quasi due anni, a Perugia, esiste una bellissima realtà che mira all’inclusione, infatti, nell’Aprile del 2019 è stato aperto Numero Zero.

“In una società in cui tutti fanno a spallate per essere i numeri uno, noi abbiamo voluto improntare tutto un luogo che fosse una filosofia dell’errore: quindi non essere un numero uno, ma un numero zero e nell’essere il numero zero dare comunque il meglio di sé”, queste le parole di Vittoria Ferdinandi, la direttrice di questa piccola realtà nel cuore di Perugia.

Numero Zero è un ristorante nato dalla collaborazione tra l’Associazione RealMente e la Fondazione La Città del Sole Onlus, entrambe spinte dal desiderio comune di rompere il solito flusso delle cose, sfidando la società odierna che ancora appare fin troppo spaventata dal diverso e dalle fragilità.

Attenzione, dunque! Numero Zero può apparire come un ristorante qualsiasi, ma in realtà nasconde molto di più al proprio interno! 

Tra le file dei suoi lavoratori vediamo, ben inserito, un buon numero di persone con malattie psichiatriche. Il 50% della forza lavoro di Numero Zero, infatti, risulta essere formato da persone che soffrono di disturbi mentali, con uno spettro diagnostico abbastanza ampio, e, che abbraccia persone con autismo, psicosi e schizofrenia. 

In questo modo, Numero Zero vuole puntare a rompere quel flusso costante di paura e pregiudizio che regola e muove la società nei confronti del diverso ed in particolare del malato psichiatrico ma, soprattutto, mira a costruire un luogo di possibilità concreta per il reinserimento sia sociale che lavorativo di queste persone, le quali vengono puntualmente lasciate indietro da tutta la comunità.

“Ancora ad oggi, per il malato psichiatrico, il lavoro non esiste, e, se esiste si tratta di lavori che risultano decentrati rispetto alla socialità, alla comunità”, afferma la Ferdinandi, “in noi, invece, è nata questa esigenza di sfidare la società, rimettendo quello che è il diverso per eccellenza – il malato mentale – proprio all’interno di quella che è la dimensione comunitaria e di socialità italiana più riconosciuta, cioè all’interno di un ristorante”.

Allora, c’è chi accoglie i primi clienti dietro al bancone, chi fa avanti e indietro dalla cucina per servire i clienti… insomma tutta l’equipe è ben unita e si alterna tra cucina, sala e bancone.

In Numero Zero, accanto ai ragazzi, indossano il grembiule anche gli operatori e gli psicologi dell’Associazione RealMente, per poter stare loro accanto nella gestione dello stress e sostenere la loro crescita. Una crescita che risulta ben visibile: in poco tempo, ciascuno di questi ragazzi ha dato il meglio di sé. Rapportandosi con la clientela e interagendo con i colleghi si sono arricchiti; superando le proprie difficoltà hanno iniziato, grazie a Numero Zero, a costruire una immagine di sé necessaria per ricoprire un ruolo all’interno della società stessa. 

Dunque, un progetto di inclusione che ha come punto di partenza quello della diagnosi: “Alcuni ragazzi con gravi problemi non riuscivano neanche a sostenere lo sguardo dell’altro, qui hanno imparato a condividere gli spazi e ora anche al di fuori del ristorante riescono a stare in compagnia”. 

Perché la diagnosi non dovrebbe essere vissuta come una gabbia dentro la quale rinchiudersi ed essere rinchiusi, alienandosi dal mondo, ma una domanda di apertura a nuove soluzioni; inoltre, non dovrebbe incutere i timori che incute nelle persone, non si dovrebbe esorcizzare le fragilità.

In questo, Numero Zero vuole essere un esempio per tutti: vuol ricordare a noi come società di non lasciare mai indietro nessuno; di pensarci come una comunità che costruisce opportunità per tutti, includendo tutti.  Ma vuole anche consigliarci di non lasciare indietro quelle che sono le nostre parti più fragili perché è solo con l’integrazione di tutti questi aspetti che si arriva a crescere come persone e come comunità.

Erika Centurione

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