Leggendo questo titolo audace, molti di voi avranno pensato ad una bufala oppure ad uno di quei tanti titoli usati dai siti per fare visualizzazioni e monetizzare i click degli utenti. State tranquilli perché Parusia non ha alcuno scopo di lucro. Però è innegabile che un crossover del genere possa creare più di qualche dubbio: san Tommaso e gli U2 sono come la nutella e le acciughe, incompatibili. Allora mi spiegherò meglio e sarò chiaro e diretto, partendo da una domanda: “Tu hai fede? E, se sì, perché credi? Oppure perché non credi?”. Forse adesso starai ragionando su come formulare la tua risposta oppure forse non ti sei mai posto il problema.

Partiamo da Bono Vox, il frontman degli U2. Credo che non abbia davvero bisogno di presentazioni. La sua musica ha accompagnato i passi di molti di noi ed aiutato ad affrontare momenti più o meno difficili. Bono non ha mai celato la sua fede, professandola in più occasioni davanti ai microfoni. Ma, se tutto si fermasse qui, noi cosa ne trarremmo? Buon per lui che crede ma io perché dovrei essere interessato? Bene, Bono qualche anno fa ha ricevuto proprio questa domanda da una giornalista che s’interrogava sulla causa della sua fede in Dio ed il cantante ha esposto un ragionamento davvero interessante: «Dal mio punto di vista, Gesù o era il Figlio di Dio o era un pazzo! Mi costa accettare che milioni e milioni di vite, la metà della Terra, per duemila anni siano state toccate e ispirate da un pazzo. Semplicemente non riesco a crederci. Io credo che Gesù sia il figlio di Dio. Lo credo sinceramente, per quanto possa sembrare incredibile!». Queste parole sono di Bono, di un’icona mondiale del rock che avrebbe potuto celare la sua sfera spirituale anziché andare incontro a possibili critiche. Invece no. La fede è frutto di una libera scelta e ammette solo due soluzioni: credere o non credere. Certamente poi, in entrambi i casi, c’è bisogno di un ragionamento più profondo che confermi il proprio punto di vista. Ma bisogna pur sempre partire da una scelta. Scegliere però presuppone che tu abbia alcuni elementi in mano per valutare la soluzione migliore: se ti chiedessero di scegliere tra la pizza e la pasta, potresti dare una risposta solo dopo aver provato entrambe ed aver individuato il cibo più buono. E qui entra in gioco san Tommaso, ormai passato alla storia per la celebre frase «se non vedo non credo». San Tommaso, presente nei Vangeli, era uno degli Apostoli più attivi e determinati al punto che, come ricorda l’evangelista Giovanni, quando Gesù prese la decisione di andare in Betania da Lazzaro, rischiando l’arresto, mentre gli altri si opposero per paura, il nostro Tommaso disse: «Andiamo anche noi e moriamo con lui» (Gv 11, 16). Allora perché, se era disposto anche a morire per Gesù, poi è il primo a dubitare che sia proprio Cristo colui che presenta ai discepoli? Perché la fede appunto è una libera scelta che rinnoviamo ogni giorno e non deve essere un’adesione astratta ad un’ideologia bensì un legame sincero e sentito ad una persona, Cristo.

Gesù, per diradare i dubbi dalla mente di san Tommaso, si presta alla sua richiesta di mostrare le ferite dei chiodi e sul costato ed ottiene una grande professione di fede da parte dell’Apostolo lasciando per le generazioni future, anche per noi quindi, un grande messaggio: «Perché mi hai veduto, hai creduto: beati quelli che pur non avendo visto crederanno». (Gv 20, 29). Riprendendo le parole di Benedetto XVI, «il caso dell’apostolo Tommaso è importante per noi per due motivi: primo, perché ci conforta nelle nostre insicurezze; secondo, perché ci dimostra che ogni dubbio può approdare a un esito luminoso oltre ogni incertezza». 

Quindi? Cosa fare? La strada verso la fede presuppone la “crisi” che in greco vuol dire “scelta”, “decisione” e soprattutto “fase decisiva”. La crisi non è negativa come la consideriamo noi moderni, anzi è un’opportunità di scoprire cosa sia più giusto per noi, cosa ci interessi maggiormente. Solo mettendo in crisi le proprie certezze, san Tommaso ha avuto la possibilità di appurare la sua fede in Gesù. Solo ragionando concretamente, Bono è giunto alla conclusione che abbiamo letto prima. Allora ti riformulo la domanda: “Tu perché credi?”

Emanuele Di Nardo

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