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San Giuseppe è sicuramente una delle figure centrali della cristianità, e ancor di più lo è stato nella vita di Gesù. San Giuseppe è stato l’uomo che ha insegnato a Cristo l’essere uomo.

Se leggiamo il vangelo, il primo aggettivo con cui viene definito Giuseppe è: “uomo giusto”.

Ma cosa vuol dire essere giusti? Vuol dire coltivare l’arte di amare. La giustizia è la capacità di fare le cose per bene non per dovere, ma per amore. Perché quando hai amore per qualcosa, vuoi che questa riesca al meglio. E Giuseppe è stato giusto in tutta la sua vita. È stato giusto con Maria, l’ha amata così tanto da mettere da parte i suoi desideri per prendersene cura e lo stesso ha fatto con Gesù. 

Oggi questa giustizia si è in gran parte persa. Il nostro bisogno, i nostri desideri vengono sempre prima di quelli degli altri. Con le nostre amicizie, nelle nostre relazioni, sono gli altri che devono adattarsi a ciò che vogliamo noi. Pensiamo che gli altri debbano cambiare per conformarsi al nostro modo di essere e di pensare. Ci aspettiamo, quindi, che siano gli altri a cambiare rispondendo ai nostri bisogni e desideri. In psicologia si parla di fallacia del cambiamento. Si tratta di un errore cognitivo in cui caschiamo tutti, perché siamo tutti convinti di aver sempre ragione. Fortuna che esistiamo noi altrimenti il mondo sarebbe perso. 

Ma, appunto, si tratta di un errore. E come se ne esce? Iniziando a cambiare la nostra mentalità, cominciando a pensare di non essere il centro del mondo e che anche gli altri hanno dei bisogni.

Giuseppe era un uomo giusto perché ha capito che c’era qualcosa di più importante dei suoi desideri, un amore più grande per cui valeva la pena spendersi: quello per Maria e per Gesù. 

E così ha fatto! È stato proprio quell’amore a renderlo giusto, è stato proprio quell’amore a renderlo santo, è stato proprio questo amore a renderlo felice.

Ogni giorno anche noi abbiamo la possibilità di scegliere. L’amor di sé è importante e far valere i propri desideri è necessario, ma l’egoismo porta solo a ripiegarci su noi stessi e, purtroppo tante volte, a sentirci vittime inconsolabili degli eventi che ci capitano perché tutti ce l’hanno con noi.

Giuseppe è stato uomo perché si è assunto la responsabilità della sua vita, ha scelto di prendersi cura di coloro che gli erano stati affidati. Anche noi possiamo diventare uomini e donne giusti, basta sceglierlo. Allora oggi, in un momento di questa giornata, fermiamoci a pensare a quante volte scegliamo i nostri piccoli desideri al bene che possiamo fare, magari con nostra moglie o nostro marito, con il nostro fidanzato o la nostra fidanzata, magari con i nostri genitori, magari con i nostri amici, magari con una persona incontrata per caso. Qualsiasi sia la situazione chiediamoci: sarebbe così grave se mi spendessi un po’ per esprimere un suo desiderio?

Forse possiamo proprio cogliere l’occasione di questo Natale e trovare un regalo che non sia necessariamente costoso ma personale. Un regalo al cuore dei nostri cari. Come Giuseppe, il primo atto d’amore viene da noi. Così, un piccolo gesto alla volta, anche noi possiamo diventare uomini e donne giusti, uomini e donne che coltivano l’arte di prendersi cura. E chissà, magari nel prenderci cura degli altri potremmo scoprire di aver esaudito il nostro desiderio più profondo: quello di essere felici.

Antonio Pio Facchino

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