Non so in quale punto d’Italia vi troviate, mentre leggete quest’articolo, ma sono sicuro che stiate facendo i conti con le famose “zone colorate”: gialla, arancione o rossa cambia poco. Nelle ultime settimane ci siamo ritrovati nuovamente a dover fare i conti con le restrizioni, tornando a respirare un clima soffocante come quello della primavera scorsa. Purtroppo non sono mancate le proteste da parte di chi ha avvertito i famosi DPCM come degli attentati alla propria libertà personale, contestando anche violentemente le forze dell’ordine in piazza. Penso alle tristi scene di Napoli o Firenze. Senza arrivare a tanto, tutti noi almeno una volta in questo periodo abbiamo criticato le disposizioni del Governo perché limitavano i nostri movimenti. Ma perché rispettiamo una legge? Solo per la paura della punizione o, nel nostro caso, della multa? Allora chi viola la zona rossa o il coprifuoco è masochista? 

Questo non è il luogo per intavolare un dibattito circa la validità costituzionale o meno dei decreti, lungi da noi. Ma vogliamo entrare nel profondo della questione, capire perché facciamo una cosa e, di conseguenza, attraverso degli esempi storici, mettere a frutto quanto appreso. C’è un testo che forse molti di voi avranno sentito nominare alle superiori, durante le lezioni di filosofia: Il Leviatano di Thomas Hobbes. Il filosofo inglese scrisse questo manuale di filosofia morale e politica nel Seicento, mentre l’Inghilterra stava vivendo la stagione della guerra civile. Pensate ad un Paese diviso in sé stesso, senza ordine e preso dalla paura: non vi ricorda un po’ l’Italia dei nostri giorni? Ebbene Hobbes sosteneva che, per ottenere la pace, tutti i cittadini dovevano farsi sudditi del sovrano ovvero rinunciare alla propria libertà sapendo che il monarca assoluto (il Leviatano per l’appunto) avrebbe riportato l’ordine, anche attraverso lo strumento della punizione e del terrore. Che scenario apocalittico! Io per vivere bene e in pace devo avere costantemente paura della punizione? Ma che vita sarebbe?

Hobbes evidentemente risentiva del clima culturale e politico della sua epoca, pensando che solo un capo potesse ristabilire l’ordine. Io invece vi dico che il terrore non porta da nessuna parte perché, come assistiamo in televisione, appena la soglia della paura si abbassa, ognuno si sente libero di fare ciò che crede. Temere la punizione non è sufficiente per rispettare le regole, la legge o, nel nostro caso, i DPCM del premier Conte. Quindi, cosa fare? Ci viene in soccorso san Paolo che, scrivendo la lettera alla comunità di Roma negli anni Cinquanta del I secolo, esortava i cristiani a rispettare le autorità civili dell’impero (Rm 13,1-7). C’è un passaggio importante sul quale occorre soffermarci ovvero quello in cui l’Apostolo dice: «Perciò è necessario stare sottomessi, non soltanto per timore della punizione, ma anche per motivo di coscienza». I cristiani, sebbene vivessero in un contesto davvero difficile nel quale erano costantemente in pericolo (tanto che, solo pochi anni dopo, nel 64 d.C. verranno accusati dell’incendio scoppiato a Roma dall’imperatore Nerone), devono rispettare le autorità civili perché ci sono delle leggi che esulavano da loro, che forse non piacevano ma che tutelavano la libertà di tutti. È una sfumatura sottile ma profonda: sottostare ad una legge implica vivere bene in comunità, pensando non solo in virtù dei nostri bisogni ma anche di quelli altrui, offrendo un esempio concreto a chi ci sta accanto. Tutto si riduce ad una questione di coscienza: mi comporto bene per essere d’aiuto al mio prossimo!

E noi? Siamo d’esempio per gli altri? Proviamo a pensare che le autorità civili che devono vigilare sull’ordine pubblico si trovino nella nostra stessa situazione e che, se rispettiamo le leggi, possiamo aiutarle nel loro compito. Oggi sono nella zona rossa, forse nei prossimi giorni le misure si allenteranno leggermente: tra pochi giorni sarà Natale. Come vivremo questo periodo importante? Saremo coscienziosi come ci chiede san Paolo, faremo attenzione ai bisogni dei più deboli? Oppure regnerà nei nostri cuori il caos? Hobbes parlava di un sovrano assoluto per ristabilire l’ordine con la paura. Paolo parla di un altro sovrano, Cristo re, che stende la sua pace a chi è mite ed umile di cuore, a chi ama anche rispettando la legge, a chi è d’esempio per gli altri!

Emanuele Di Nardo

No responses yet

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.