Come molti di voi, ho sempre avuto la passione per i film perché riescono a trasmettermi emozioni uniche, sollecitando la fantasia a immedesimarsi nei personaggi del racconto. Tutti i film celano qualche insegnamento utile, anche quelli più leggeri. Così la primavera scorsa, costretto a casa e con molto tempo a disposizione, ho sfruttato l’occasione per riprendere in mano la mia cultura cinefila scoprendo una pellicola che mi ha colpito nel profondo: “Preferisco il Paradiso” di Giacomo Campiotti ovvero la storia di san Filippo Neri. Sarà stata l’interpretazione magistrale del compianto Gigi Proietti o il tema storico che mi appassiona molto, ma quella storia mi è entrata dentro, spingendomi ad approfondire la figura del santo toscano.

Per chi non lo conoscesse, san Filippo, chiamato il “santo della gioia” o il “giullare di Dio” per il suo spirito perennemente gioioso e contagioso, fu un uomo vissuto nel Cinquecento (1515-1595), in un’Italia tutt’altro che tranquilla a livello religioso: nel 1517 in Germania scoppiò la protesta di Lutero contro la vendita delle indulgenze, con le celebri 95 Tesi affisse sulla cattedrale di Wittenberg. L’eco della protesta si sarebbe diffusa in tutto l’impero, arrivando anche a Roma quando ormai era troppo tardi. Quindi, in un mondo cristiano diviso a metà tra cattolici e protestanti, emerge la figura di san Filippo, un presbitero fiorentino che in giovane età giunge proprio a Roma, cambiandola per sempre. Tra le varie attività da lui promosse, basti ricordare l’invenzione dell’Oratorio: quanti di noi hanno passato intere ore il sabato pomeriggio negli oratori parrocchiali, giocando e divertendosi tra amici. Fin qui sembrerebbe una storia normale: un brav’uomo, sempre felice, che è diventato santo. In realtà c’è un passaggio decisivo. Filippo Neri, ad un certo punto sente la chiamata ad una vita missionaria, volendo seguire la Compagnia di Gesù nelle Indie (l’Asia). A Roma entra in contatto con il suo fondatore, il celebre sant’Ignazio di Loyola, il sacerdote spagnolo che le fonti ci riportano nella sua classica posa austera e rigida, tipica di un militare. Filippo chiede più volte di poter partire con gli altri gesuiti verso le nuove terre da evangelizzare ma, puntualmente, senza un apparente motivo, questa richiesta gli viene rifiutata da Ignazio. Entrato in crisi, san Filippo s’interroga su quale sia davvero la missione della sua vita, visto che ciò che credeva giusto fosse impossibile da ottenere. Fin quando comprende che Dio lo stia chiamando ad altro ovvero a portare avanti la sua missione tra le vie di una Roma in decadenza e piena di disordine morale. Accettato questo nuovo compito, la vita spirituale del santo toscano spicca fino a portarlo a rifiutare la porpora (la nomina cardinalizia) perché “preferiva il Paradiso”, volendo restare umile tra gli umili.

La crisi di san Filippo è la stessa che tutti, prima o poi, dobbiamo affrontare nella nostra vita: lui voleva con tutte le sue forze andare nelle Indie e, invece, si è ritrovato a raccogliere dalla strada molti ragazzi a Roma. San Filippo è diventato santo non tanto perché era bravo o buono, questo non è in discussione. La sua santità è nata quando ha saputo riconoscere che quello che pensava fosse buono per lui in realtà non lo era e, con umiltà, si è interrogato su cosa dovesse fare per dare un senso alla sua vita. Forse in questo momento stai affrontando delle difficoltà e la tua vita non ti piace tantissimo. Forse avevi altri progetti e, senza rendertene conto, ti trovi a fare altro. Forse non capisci e non accetti il senso di tutto questo. È umano sentirsi smarriti. Quando desideriamo qualcosa ma questo non arriva, dobbiamo chiederci se sia quello giusto. San Filippo, come tutti noi, aveva un obiettivo e una meta: essere felice e rendere felici gli altri, facendogli conoscere Gesù. Ha accettato di dover cambiare direzione, per poter fare la strada migliore per lui. Chiediamoci dove ci stiano portando i nostri studi o il nostro lavoro: verso la gioia o verso la mediocrità? Verso la pienezza o verso il vuoto? Verso Dio o verso il nulla? Se accettiamo che un fallimento possa essere la scintilla di una vita nuova, inizieremmo a vivere una vita gioiosa e in pienezza, come san Filippo. E tutto acquisterà un sapore diverso!

Emanuele Di Nardo

No responses yet

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.