Sebbene l’Avvento sia iniziato da due settimane, nella cultura popolare l’avvio del periodo natalizio è l’8 dicembre, giorno nel quale in famiglia ci si riunisce per fare l’albero e, in molti casi, anche il presepe. La fama di questa data è strettamente legata all’immagine di Maria di cui oggi si festeggia l’Immacolata Concezione: un’espressione profonda ma, allo stesso tempo, criptica. Quando parliamo dell’Immacolata Concezione, a cosa facciamo riferimento e, soprattutto, perché è importante nella vita del cristiano?

In passato, volendomi documentare un po’ sull’origine di questa festa, ho scoperto che il dogma mariano è piuttosto recente: papa Pio IX lo fissò attraverso la bolla Ineffabilis Deus del 1854. Rimasi lì per lì scioccato, chiedendomi perché tale condizione speciale fosse riconosciuta ufficialmente alla Madonna solo dopo tutti questi secoli della storia della Chiesa. Ma tutto ha un senso se contestualizziamo la decisione nella storia. Immaginiamo di essere nell’Italia del XIX secolo, pochi anni prima dell’Unità. Gli effetti della Rivoluzione francese hanno contribuito a cambiare irrimediabilmente il corso degli eventi, gettando la società nel caos e nello smarrimento mentre la Chiesa, persa la sua funzione anche sociale, si è ritrovata ad essere la nemica giurata della “Ragione”. Tutti quanti noi abbiamo reminiscenze scolastiche dell’età dei Lumi e delle teorie illuministe che promuovevano l’esaltazione della ragione e la secolarizzazione ovvero l’indipendenza dello Stato dalla Chiesa. L’avvento di Napoleone aprì la stagione della Restaurazione ovvero di un programma che avrebbe dovuto ristabilire la condizione socio-politica precedente alla rivoluzione. In realtà il “vaso di Pandora” era stato scoperchiato ed i suoi effetti erano ormai radicati nel profondo. Il mondo cattolico si divise, allora, tra gli intransigenti che volevano un ritorno al passato, in modo particolare al legame che la Chiesa aveva con lo Stato nel Medioevo, e i liberali che strizzavano un occhio alla nuova cultura. 

In questo contesto s’inserisce papa Pio IX che, all’inizio del suo pontificato, mostra una discreta apertura al nuovo clima politico-culturale, cercando il dialogo e una nuova dimensione sociale per la Chiesa. Ma poi, con i moti d’insurrezione del 1848 e la contestuale cacciata del papa da Roma, l’aria cambia e, con essa, la posizione del pontefice stesso. Durante l’esilio a Gaeta, mentre a Roma era stata proclamata la Repubblica Romana (anticattolica e d’ispirazione mazziniana), Pio IX fece voto alla Madonna, promettendo di proclamare il dogma se la religione cristiana fosse stata di nuovo trionfante. Ma trionfante rispetto a cosa? Al clima filosofico e sociale che, influenzato prima dall’Illuminismo e poi dal Positivismo, affermava la purezza dell’uomo alla nascita, una sorta di “immacolata concezione” dell’uomo. Parliamo del mito del buon selvaggio secondo cui l’essere umano sarebbe di natura buono ma poi verrebbe rovinato dalle strutture sociali. La conclusione di tale pensiero è che la soluzione di ogni male non risieda tanto nella conversione del cuore quanto nella teorizzazione d’ideologie e di politiche finalizzate a creare una sorta di “paradiso sulla terra”. Invece la risposta della Chiesa vuole porre l’accento su un altro punto: se la Vergine Maria è stata concepita immacolatamente vuol dire che tutti gli altri uomini nascono macchiati dal peccato. E la salvezza non ci viene dalla scienza o dal progresso, ma solo dalla grazia divina e dalla nostra adesione alla Redenzione di Cristo.

Ma tutto questo cosa implica per noi? Alla fine della giornata che cosa cambia nella nostra vita il dogma dell’Immacolata Concezione? Forse non molto, se lo consideriamo soltanto un dogma. Alla fine, non è altro che una logica conseguenza. Se Maria doveva mettere al mondo il Figlio di Dio, ci sta che fosse senza peccato originale. Ma forse questa festa può dirci qualcosa di più. Noi diciamo che qualcosa è immacolato quando non è mai stato usato, macchiato o sporcato. Ma affinché qualcosa sia immacolato, è necessario che sia custodito. Maria è Immacolata perché è stata custodita. È stata custodita da Dio da quell’indole malvagia che tutti noi ci portiamo dentro, che ci porta a dire male del nostro prossimo, a parlare alle spalle, a maltrattare, insultare, odiare, rubare e cose ben più gravi. Ma forse è Immacolata anche per tutti coloro che nel loro piccolo l’hanno custodita, come i suoi genitori, che le hanno insegnato i valori della fede e della giustizia, suo marito Giuseppe che ne ha custodito la purezza trattandola da Donna, dandole la dignità che meritava, riconoscendone la sua importanza e amandola senza riserve. E Maria ha custodito sé stessa “conservando tutte queste cose meditandole nel suo cuore” (Lc 2, 19).

In questo modo, Maria ha potuto a sua volta custodire Gesù, i discepoli e tutti coloro che aveva cari.

Allora questa festa ci ricorda che tutti noi siamo chiamati a custodire qualcuno, ma per farlo abbiamo bisogno a nostra volta di essere custoditi. L’esperienza di essere amati è fondamentale per l’uomo e, se guardiamo alla nostra vita con attenzione, ci sarà stata almeno una persona che in un momento ci ha custoditi, si è presa cura di noi e ci ha accolti quando ne avevamo bisogno. Proprio dimenticarci di essere amati tante volte ci porta a comportarci male perché la mancanza di amore, o la percezione della mancanza di amore, è una delle ferite più grandi nei nostri cuori. 

Ma oggi, in questa festa, proviamo a uscire da questa logica e impegniamoci a ricordare almeno una persona che ci ha custoditi, che si è presa cura di noi, e custodiamo quel ricordo nel cuore. Potremmo stupirci di quanto siamo stati amati senza rendercene conto.

Proviamo a custodire noi stessi, magari semplicemente non andando a informarci su tutta la cronaca nera ma cercando una buona notizia, o guardare un film o leggere un libro significativo che ci faccia bene. E allo stesso modo chiediamoci: di chi sono chiamato a prendermi cura? Chi è che posso custodire? 

Nella custodia c’è lo sguardo di Dio.

Sicuramente non saremo chiamati Immacolati come Maria, ma che bello poter dire di essere custoditi.

Emanuele Di Nardo – Antonio Pio Facchino

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