La Chiesa sta vivendo in queste settimane un tempo liturgico speciale, meglio come conosciuto come “Avvento” ovvero l’attesa per l’arrivo di Gesù Bambino nel mondo. Tutti noi sappiamo che il 25 dicembre si festeggia il Natale ovvero la nascita di Gesù nella classica mangiatoia di Betlemme. Ma cosa sappiamo esattamente di questo evento e perché ricorre proprio il 25 dicembre? La storia che si cela dietro il Natale è molto più interessante di quanto sembri…

I vangeli non si danno molti elementi circa il giorno effettivo nel quale Maria abbia partorito Gesù. Allora i primi cristiani sparsi nel Mediterraneo come potevano mettersi d’accordo sul giorno nel quale festeggiare il Natale? Semplice: non lo facevano! La vita comunitaria del cristianesimo primitivo ruotava intorno alla celebrazione eucaristica, al Battesimo, alla Pasqua e alla Pentecoste. Questo non vuol dire che non credessero alla nascita di Gesù, altrimenti tutto il resto non avrebbe avuto senso. Semplicemente non avevano l’urgenza di farsi i regali o di andare a svaligiare i centri commerciali! Allora quando viene istituito il Natale? La prima traccia del termine “Natale” è rintracciabile nel Commentario su Daniele di Ippolito (autore romano del III secolo), anche se occorre attendere il 336 per avere la prima attestazione della Natività di Gesù il 25 dicembre, nel Chronografus. La parola Avvento deriva dal latino adventus, che nell’antica Roma indicava l’arrivo in forma solenne dell’imperatore o di un alto funzionario in una data città. Si tratta di una cerimonia già in uso in età ellenistica nella quale il momento culminante era il sacrificio dell’imperatore nel tempio dedicato alle divinità tutelari più importanti. Tale pratica fu interrotta da Costantino (IV secolo), che si rifiutò di sacrificare alla Triade capitolina. Fatto di non poco conto, perché il culto capitolino rappresentava l’unità politica e religiosa di Roma stessa e ne celebrava il potere. L’atto di Costantino ha diviso nettamente l’ambito civile da quello religioso. Ma il 25 dicembre era anche il giorno del Natalis Solis invicti ovvero la nascita del Sole invitto (Mitra): una pratica molto diffusa a Roma, soprattutto grazie all’introduzione dell’imperatore Eliogabalo (218-222) e al clima culturale ibrido formatosi con la dinastia dei Severi (230-250). Costantino, volendo unire il popolo e rafforzare la sua autorità nell’impero, dopo aver riconosciuto il cristianesimo come una “religione lecita” e, quindi, professabile pubblicamente, decide d’unificare per quanto possibile i vari culti facendo combaciare la nascita del dio Sole con quella di Gesù Cristo, prendendo spunto da un passo del Libro di Malachia contenuto nell’Antico Testamento per il quale il Messia sarebbe giunto nel mondo come “nuovo Sole”. Per di più, negli stessi giorni, si celebravano diversi riti pagani tra cui i Saturnali, in onore di Saturno, dio dell’agricoltura (17-24 dicembre), durante i quali avvenivano scambi di doni e sontuosi banchetti.

In questo modo la liturgia cristiana inizia progressivamente ad entrare nel tessuto sociale fino a trasformarlo così come lo vediamo noi oggi. Come il popolo romano si preparava ad accogliere l’imperatore in città, accompagnandolo nel suo cammino, così il cristianesimo ha rielaborato una pratica antica, dandole un senso più profondo: a Natale non accoglieremo semplicemente un re, bensì il Re dei re. Però, mentre ai pagani era richiesto di rendere Roma esteriormente una città lussuosa per non far sfigurare il prestigio dell’imperatore, i cristiani sono chiamati ad un altro tipo di preparativi: Gesù non nasce nella villa imperiale ma in una mangiatoia ovvero nella povertà, nell’umiltà e nel silenzio dei cuori di chi crede in Lui. 

Emanuele Di Nardo 

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